La sopravvivenza dei piccoli Comuni italiani

L’articolo 1 della Costituzione Italiana inizia con la nota frase “L’Italia é una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Aggiungerei che, in Italia, il lavoro non puó prescindere dalle realtá dei piccoli Comuni, da sempre una risorsa economica in tema di eccellenze alimentari, di turismo, cultura e sviluppo rurale.  

Forse non tutti sanno che l’attributo “piccolo Comune” viene assegnato ai Comuni con una popolazione residente inferiore ai 5.000 abitanti. Ma l’elemento da mettere in risalto é che circa il 70% (ovvero 5945) dei Comuni italiani (poco piú di 7900 (Regioni italiane per numero di comuni (tuttitalia.it)) ha una popolazione residente inferiore ai 5.000 abitanti (Comuni con meno di 5.000 abitanti (tuttitalia.it)). Si puó ben comprendere quanto sia importante e fondamentale la sopravvivenza di questi piccoli Comuni attraverso le realtá locali, fatte di commercianti, artigiani e piccole imprese che consentono di mantenere viva l’economia di questi centri, spesso eccellente vetrina per i turisti che arrivano dall’estero od anche laboratori di integrazione sociale per i numerosi casi di accoglienza di stranieri, giunti magari in Italia per scappare da situazioni poco piacevoli nella loro terra natia.

Personalmente queste realtá mi sono ben note dal momento che, negli ultimi anni italiani, ho trascorso spesso le mie giornate in Valle d’Aosta, dove dei 74 comuni solo Aosta ha un numero di residenti superiore a 5.000 abitanti (cioé il 99% dei comuni valdostani é un piccolo comune), ma soprattutto perché sono cresciuto vivendo la realtá dei piccoli comuni dell’Alto Casertano (il 94% sono piccoli comuni ovvero su 48 comuni solo tre hanno piú di 5.000 abitanti – Alife, Caiazzo e Piedimonte Matese -, e solo uno ha piú di 10.000 abitanti -Piedimonte Matese- Territorio – Gal Alto Casertano), sconfinando spesso nella limitrofa provincia di Benevento (il 90% sono piccoli comuni, Elenco Comuni Provincia di Benevento – Campania (comuni-italiani.it)) o in Molise (il 93% sono piccoli comuni Comuni del Molise per popolazione (tuttitalia.it)).

E potrei continuare l’elenco con tutti i piccoli comuni delle valli laterali del Piemonte, della Liguria o della Basilicata, del Bellunese dove ho trascorso molte delle giornate nel mio girovagare per l’Italia.

Veniamo peró al punto della questione.

Impatto della pandemia sull’economia

La pandemia legata al Covid-19 ha letteralmente sconvolto il nostro normale modo di vivere, oramai fortesemente legato a tutte le misure atte a limitare e contenere i contagi. Questo é successo in Italia ed in tutto il resto del mondo.

La conseguenza di tutto ció é stata da un lato una generale limitazione delle libertá personali e dall’altro un drammatico impatto sulle economie nazionali e locali. Infatti, nel secondo quarto del 2020, il Prodotto Interno Lordo (PIL), Gross Domestic Product (GDP) in inglese, ha visto una riduzione drastica rispetto allo stesso periodo dell’anno precente. Il trend negativo é un pó ovunque ma ci sono diversi articoli e analisi, elaborate in questi mesi, che mostrano chiaramente la diversitá di risposta tra nazione e nazione, a seguito di una diversa applicazione delle norme restrittive Which countries have protected both health and the economy in the pandemic? – Our World in Data. Per esempio (e solo per esempio), paesi asiatici come il Giappone, la Corea del Sud e Taiwan non hanno mai veramente attuato un lockdown restrittivo a 360°, cosí come fatto da alcuni paesi europei, in primis l’Italia. Ma hanno impostato regole di prevenzione, frutto di rigidi controlli, senza necessariamente bloccare tutta la “macchina nazionale” per mesi, e confidando nel rispetto delle regole da parte dei cittadini. Ed il risultato é stato che, mentre il Giappone ha avuto una perdita del PIL del 10%, la Corea del Sud del 3% e Taiwan del 0,6%, l’Italia ha avuto una perdita del 17,3%, in buona compagnia con la Francia (19%) e la Spagna (22,1 %), tutte molto al di sopra della media europea (14,1 %). Il paradosso é che il numero di decessi legati al Covid-19 é stato (ed é tutt’ora) molto superiore in questi tre paesi europei che in quelli asiatici: 177.416 (Italia + Francia + Spagna) contro 3.554 (Giappone + Corea de Sud + Taiwan).

Questi numeri devono far riflettere.

Le difficoltá dei piccoli Comuni

Concentrandoci poi sulla specifica situazione italiana, ritorno al punto di partenza: i piccoli Comuni e la loro sopravvivenza durante questa pandemia.

Giorni fa mi hanno fatto notare che, vivendo all’estero, magari mi sfugge la realtá quotidiana e locale in Italia. Non credo sia cosí, dato che sono in costante contatto con le piccole realtá locali italiane e che, nel mio piccolo, cerco di creare anche iniziative per tenere viva l’attenzione su queste piccole comunitá pur vivendo a distanza (Town twinning Caiazzo-Ochtendung | EmigranTrailer). Potrei citare altri esempi, ma non é nel mio stile mettere in piazza tutto quanto faccio nel privato. Peró, ai fini di questa riflessione, posso di sicuro riferirmi ad una piccola realtá italiana: Caiazzo, piccolo borgo dell’alto casertano (Comune di Caiazzo – Medaglia d’argento al Merito Civile), il paese dove sono cresciuto e dove ho vissuto tutta la fase adolescenziale.

Formalmente Caiazzo non é un “piccolo comune”, in quanto il suo numero di residenti (5.350) é di poco superiore a 5.000. Personalmente é una quisquilia in quanto é un piccolo Comune, combinazione di svariate contrade, al centro di una zona fatta da tanti altri piccoli Comuni tra i 1.000 e i 3.000 abitanti: Ruviano, Piana di Monte Verna, Alvignano, Limatola, e cosí via.

Come dicevo, Caiazzo rappresenta un ottimo esempio per la riflessione che voglio fare, in quanto la sua economia si basa principalmente sulle realtá locali. Tra queste spicca sicuramente la pizzeria “Pepe in Grani” (Pepe in Grani | Pizza, ricerca e accoglienza), il progetto nato diversi anni fa (2012), portato avanti dal suo ideatore Franco Pepe e che negli ultimi anni ha visto crescere enormemente la sua popolaritá. Piú volte eletta la miglior pizzeria al mondo La miglior pizzeria del mondo si conferma Pepe in Grani, a Caserta | L’HuffPost (huffingtonpost.it) e piú volte Franco celebrato con svariati riconoscimenti internazionali e nazionali, non ultimo il Titolo di Cavaliere al merito ricevuto dal Presidente della Repubblica Italiana per l’impegno profuso durante il lockdown primaverile Il pizzaiolo Franco Pepe insignito del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica – Gambero Rosso.

Ho chiamato Franco per nome di battesimo perché ci lega una amicizia da piú di 30 anni, nata con la passione per le mountain-bike lungo i sentieri e vicoli di Caiazzo. E ricordo perfettamente anche la chiacchierata fatta mesi prima di iniziare la sua avventura con “Pepe in Grani”, mentre si girava assieme nelle stanze vuote e da ristrutturare dell’attuale pizzeria. E mi colpí giá allora il fondamento di base del suo progetto: “André, io voglio investire sulla realtá locali di Caiazzo, voglio che tutto sia a km0 e voglio dare una prospettiva al nostro piccolo borgo”. Detto, e poi realizzato negli anni a venire, creando una filiera che, con una media di 13.000/14.000 clienti mensili (numero piú, numero meno) ha coinvolto produttori d’olio, contadini, baristi, tabaccai, l’intera cittadinanza attraverso l’utilizzo efficiente di tutti i parcheggi e le piazzole di soste a pagamento, finanché i benzinai della zona che hanno aumentato il numero mensile di clienti grazie all’incremento di passaggi a Caiazzo. Insomma, una vera e propria efficiente catena che ha ravvivato la vita e l’economia di questo piccolo borgo dell’Alto Casertano.

Poi peró é arrivata la pandemia. E con essa sono arrivate le varie limitazioni e i vari lockdown durante tutto il 2020. E con essi sono arrivati la cassa integrazione (spesso in ritardo di mesi) per molti dipendenti e la chiusura di molte imprese. Faccio un inciso: é delle ultime ore, la drammatica denuncia fatta da Confcommercio con piú di 300.000 imprese costrette a chiudere in questo anno in Italia (Nel 2020 hanno chiuso oltre 300.000 imprese per Covid e crollo dei consumi (agi.it)). Tutto questo scenario ha avuto un impatto negativo per “Pepe in Grani” e per tutte le piccole realtá artigiane, parte della catena costruita negli anni tra mille difficoltá ed interrotta bruscamente dalla pandemia. Franco non molla di sicuro, ma la situazione é davvero pesante e c’é chi non é o non sará piú in grado di portare avanti le proprie attivitá: benzinai, commercianti all’ingrosso, piccoli alimentari, mercerie, e cosí via.

Caiazzo é solo un esempio per tutti i 6.000 piccoli comuni italiani coinvolti. Potrei fare lo stesso discorso parlando di realtá che conosco come Valtournenche (2.250 abitanti) in Valle d’Aosta, oppure Torre Pellice (4.600 abitanti) in Piemonte, oppure Cencenighe Agordino (1.241 abitanti) in Veneto, oppure Marsico Nuovo (3.900 abitanti) in Basilicata.

La domanda che si fa Franco e che si fanno tante altre realtá artigiane é “perché i piccoli Comuni devono continuare ad essere cosí penalizzati dopo tutti questi mesi giá difficili?”.

Secondo me, la domanda é lecita.

E si riallaccia ad una questione che avevo giá posto a fine Marzo: “perché il lockdown o le regole restrittive non riflettono la specifica situazione e particolaritá delle diverse aree italiane?.

Insomma, allora mi trovai fortemente in disaccordo quando si decise di far diventare “zona rossa” tutta l’Italia, pur di non fare torto a una o due regioni che stavano vivendo le criticitá maggiori. Ed anche nella seconda fase post estiva, mi sono trovato fortemente in disaccordo con l’applicazione di lockdown a livello regionale, e non su base provinciale. Infatti, restando in Campania, la situazione della province di Benevento era di gran lunga migliore rispetto a quella delle province di Napoli e Caserta (Dpcm a colori: zona rossa, gialla e arancione | EmigranTrailer). Perché allora penalizzare i comuni beneventani? E andando a guardare poi all’interno stesso delle province piú critiche si scopriva un forte divario tra zona e zona, situazione per esempio nel casertano, con l’Alto Casertano (a nord di Caserta) con molta minor criticitá rispetto al Basso Casertano (a sud di Caserta).

Per farla breve: per non far torto a nessuno, penalizziamo un pó tutti.

Un concetto che non condivido e che rischia di distruggere per sempre il lavoro e i sacrifici fatti da molte famiglie in questi anni, soprattutto in quei 6.000 piccoli Comuni che vivono giá con piú limitazioni rispetto ai grandi centri urbani o metropolitani e dove il turismo e l’accoglienza sono la principale fonte di sostentamento.

Mi chiedo spesso dove risieda la difficoltá di applicare metodologie di controllo su scala locale. Davvero fatico a comprenderlo.

Mi spiego meglio.

Proposte alternative per salvaguardare i piccoli Comuni

Si parte da definire e scegliere un parametro per stabilire la criticitá di una determinata area in un intervallo definito di tempo (2 settimane sarebbe il tempo corretto, considerando i tempi di incubazione e manifestazione del virus). Questo parametro (chiamiamolo X) deve essere il piú comprensibile e chiaro a tutti i cittadini, senza algoritmi super complicati. Inoltre é un parametro che non puó non tenere in conto della situazione geografica di un determinato comune o provincia. Nello specifico dovrebbe tenere in conto della densitá abitativa del singolo comune. Infatti 10 casi positivi in un comune con densitá abitativa di 100 abitanti/km2 non sono confrontabili con 10 casi positivi in un comune con densitá abitativa di 1000 abitanti/km2. È palese che nel secondo caso il rischio e la velocitá di interazioni é molto piú elevata. Lo spiegavo giá a Marzo in merito alla situazione in Lombardia (Covid-19: fattori di contagio e decessi in Italia | EmigranTrailer).

Quindi questo parametro X potrebbe essere (non é l’unica combinazione possibile) il prodotto del numero settimanale di nuovi casi positivi e della densitá abitativa.

Questo parametro dovrebbe poi essere pubblicato ogni lunedí successivo da parte del Comune interessato e diventare un riferimento per chi vive in paese e per chi ci arriva per sostarci.

Come si utilizza questo parametro?

Qui una possibile applicazione (sono solo delle bozze, degli esempi…non sto scrivendo un decreto, né ho la pretesa di farlo!! Il punto é spiegare, in modo semplice, perché un parametro di riferimento puó essere di aiuto nella gestione):

  • Fascia 1) Se X < 1.000: valgono le misure di base: mascherina obbligatoria in luoghi affollati e pubblici (market, farmacia, bus, etc.), distanziamento sociale (almeno 1,5 m di distanza), igiene di base; applicazione delle norme di sicurezza da parte delle aziende (che possono giá adottare lo smart-working se desiderano), dei servizi di ristorazione, di commercio, di attivitá sportive, di attivitá culturali e luoghi di culto e cosí via;
  • Fascia 2) Se 1.000<X<10.000: in aggiunta alle misure di base, si applicano delle specifiche fasce orarie per l’accesso a determinati luoghi (per esempio farmacie e market) delle persone piú a rischio (anziani, o sofferenti giá per altre malattie); si applica la chiusura di luoghi dove il contatto fisico non puó essere controllato con accuratezza  come le discoteche, stadi e/o concerti;
  • Fascia 3) Se 10.000 <X<100.000 in aggiunta ai punti 1) e 2) si applicano degli accessi ridotti a tutti i servizi elencati al punto 1, con l’obbligatorietá della prenotazione per l’accesso ad essi. Si applicano limitazioni allo spostamento tra comuni e comuni indicando una soglia chilometrica massima, per esempio 50 km;
  • Fascia 4) Se 100.000 <X<1.000.000, in aggiunta ai punti da 1 a 3) si applica un coprifuoco notturno (dalle 21 alle 5 del mattino), entra in vigore il divieto di sostare nei servizi di ristorazione (che peró possono fare asporto 24 ore su 24), si attua l’accesso a tutti gli altri servizi solo tramite presentazione di tampone con esito positivo eseguito entro le ultime 48 ore e cosí via. Si attua il divieto di spostamento tra comune e comune se non per necessitá lavorative o di salute.
  • Fascia 5) Se X > 1.000.000 si applica il lockdown piú restrittivo. In aggiunta ai punti da 1 a 4),si chiude tutto salvo i luoghi di primaria necessitá a cui si puó accedere con il rispetto delle norme indicate nei punti precedenti.  

Avrebbe senso tutto quanto ho scritto?

Vediamolo attraverso la lettura dei numeri delle realtá dell’Alto Casertano, prendendo a titolo di riferimento i dati di Alvignano e Caiazzo (due comuni a ridosso del limite dei 5.000 residenti), i dati di Alife e Piedimonte Matese (i due comuni piú popolosi dell’Alto Casertano) e poi i dati del capoluogo di provincia, Caserta.

In Tabella 1 riporto il numero di abitanti, l’area, la densitá abitativa, ed il numero dei casi positivi per il periodo di Novembre e per il periodo di Dicembre, divisi per settimane.

Tabella 1 – Dati relativi a cinque comuni della provincia di Caserta

Giá la tabella mostra l’enorme divario tra il capoluogo di provincia (Caserta) per la densitá abitativa (evidenziata in rosso e superiore ai 1.000 abitanti per km2) e per il valore assoluto del numero dei casi positivi nelle settimane di Novembre e Dicembre (Covid, bollettino ASL Caserta (28/12): i dati comune per omune | LaRampa.it).

Questo dovrebbe essere un buon indizio per far comprendere che le regole per Caserta non possono essere le stesse per Alvignano, Caiazzo, Alife e Piedimonte Matese.

Guardiamo peró anche al fatidico parametro X, spiegato pocanzi. E valutiamolo guardando il trend nelle otto ultime settimane tra Novembre e Dicembre (Figura 1). L’ asse delle ordinate é su scala logaritmica.

Figura 1 – Andamento del parametro X tra Novembre e Dicembre 2020 (Covid19-Andamento-Parametro-X-Comuni-Caserta_Emigrantrailer.png (1412×884))

Si puó osservare come l’andamento e i valori di questo parametro X siano completamente diversi tra le diverse cittá prese in esame:

  • Caserta (curva rossa) sarebbe rimasta nella fascia 4 per tutto il mese di Novembre, per poi essere promossa in fascia 3 nelle settimane di Dicembre;
  • Piedimonte Matese, come anche Alife, sarebbe rimasta costantemente in fascia 2;
  • Alvignano sarebbe stata in fascia 2 per tutto il mese di Novembre, per poi essere promossa in fascia 1 nel mese di Dicembre;
  • Caiazzo, salvo le prime due settimane di Novembre, sarebbe rimasta sempre in fascia 1.

Si capisce che un approccio di questo tipo garantirebbe una piú equa applicazione delle misure restrittive, senza fare di un’erba un fascio.

Credo che l’esercizio si possa applicare in modo semplice anche alle altre aree citate precedentemente. Basterebbe che le ASL di riferimento facessero come quella di Caserta e pubblicassero i dati per tutti i Comuni. Non avendoli, non posso creare nessun grafico. Mi sento di affermare peró che:

  • Torre Pellice (densitá abitativa di 215 abitanti/km2) non puó e non deve essere assimilata a Torino (densitá abitativa di 6600 abitanti/km2);
  • Cencenighe (densitá abitativa di 69 abitanti/km2) non puó e non deve essere assimilata a Belluno (densitá abitativa di 230 abitanti/km2, che al tempo stesso non puó e non deve esssere assimilitata a Venezia o a Padova);
  • Valtournenche (e tutti gli altri 72 comuni valdostani) con meno di 20 abitanti/km2 non puó essere assimilata ad Aosta (1592 abitanti/km2);
  • Marsico Nuovo (densitá abitativa di 40 abitanti/km2) non puó e non deve essere assimilata a Potenza (densitá abitatitva di 379 abitanti/km2);

E cosí via per tutte le altre situazioni nelle altre regioni italiane, nessuna esclusa.

Insomma é utopia pensare di applicare metodi simili? È cosí complicato o é troppo banale quanto presentato? Qual é l’impedimento? Perché continuare a penalizzare i piccoli Comuni come Alvignano e Caiazzo? So che i miei amici di Milano, Roma, Napoli o Torino potrebbero vedersi penalizzati e lamentarsi. Ma guardiamo all’insieme. Le restrizioni per le vostre metropoli ci sono giá. Perché applicarle pari pari dove non é strettamente necessario?

Io confido che qualcuno tra governo e opposizione si svegli a livello nazionale, regionale e locale per trovare soluzioni alternative che consentano ai piccoli Comuni di ripartire con le loro attivitá, che rappresentano l’unica forma di sopravvivenza per molte famiglie.

È questa l’unica pretesa di questa riflessione, basata su un concetto che é sempre stato la stesso dall’inizio della pandemia, frutto di un’analisi accurata degli stessi dati che pubblicati di volta in volta dal Governo e, soprattutto, privo di pressioni di vario tipo da parte di tizio o caio per orientare l’informazione in una certa direzione.

Chiudo con una cosa che ripeto da mesi (e so di essere noioso e che la mia opinione conta poco):  é utopia e presunzione pensare di continuare a a fermare tutto per proteggerci dal virus. Dobbiamo imparare a convivere con il virus. Il vaccino é un passo in avanti in questa direzione, ma non é risolutivo. Che sia chiaro a tutti. Non lo dico io, lo dice la scienza (Coronavirus disease (COVID-19): Vaccines (who.int)).

Quindi ci vorrá ancora tempo ed é bene che i cittadini continuino con le norme minime di sicurezza (mascherina, distanziamento in luoghi affollati e igiene di base) ed é altresí fondamentale che i politici la smettano di nascondersi dietro a questo virus e propongano misure atte a salvaguardare sí la salute dei cittadini ma non ad ammazzare psicologicamente, socialmente ed economicamente un intero paese, soprattutto le realtá dei piccoli Comuni italiani.

Un buon manager (e i politici devono esserlo) non é chi guarda solo un parametro (la salute), ma chi fa il giusto bilanciamento tra tutti i fattori in gioco: salute, economia, crescita sociale, educazione, sicurezza.

Andrea De Filippo

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Altre analisi e riflessioni ai seguenti link:

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