CORONA VIRUS (COVID-19): fattori di contagio e decessi in Italia

Tabella 1 – Dati al 1 Marzo e al 14 Marzo 2020 (fonte WHO)

Per pura coincidenza, mi sono trovato dall’altra parte del mondo (Singapore e Indonesia) proprio mentre la situazione in Italia e in Europa diventava di giorno in giorno sempre piú critica in merito al numero di casi positivi al Corona Virus. E pensare che alla partenza (1 Marzo) in direzione Singapore, la mia azienda mi aveva avvertito che avrei dovuto comunque fare quarantena al rientro in Germania, dal momento che Singapore era stato dichiarato “paese a rischio”: 102 casi confermati (0 Morti) al 1 Marzo 2020 (vedi Tabella 1).

Adesso, dopo due settimane, mi ritrovo nella situazione diametralmente opposta dove diverse compagnie aeree informano che da domani sono cancellati i voli per destinazione europee, inclusa ovviamente la Germania: 3062 casi confermati (6 morti) al 14 Marzo 2020 (vedi Tabella 1, celle evidenziate in rosso). Sono bastate due settimane per capovolgere completamente la situazione.

Le motivazioni di questa analisi

Ed in queste due settimane (teoricamente di vacanza e relax per come era stata pensata cinque mesi fa), mi sono costantemente tenuto in contatto con amici e parenti in Italia, seguendo con attenzione l’evolversi della situazione soprattutto attraverso i media e i canali social italiani. Ammetto che il piú delle volte mi sono “incazzato” leggendo con quanta facilitá alcuni giornalisti hanno semplificato la notizia di dati e soprattutto di percentuali, mancando sovente la dovuta attenzione al dettaglio che una tale situazione richiede. E mi ero ripromesso di non scrivere nulla in queste due settimane su questo argomento, in quanto social e media erano giá costantemente bombardati su tale argomento.

Peró, poiché ho trovato contraddittorie alcune dichiarazioni nel corso dei giorni, non ho resistito al fatto di capirci qualcosa autonomamente, sfruttando metodologie di ricerca e di analisi acquisite nei miei anni di ricerca post-universitaria e di lavoro, prendendo direttamente i dati alla fonte (quelle ufficiali tipo la World Health Organization – Coronavirus Disease (COVID-19) Situation Reports (who.int) – o il Governo Italiano – COVID-19/schede-riepilogative at master · pcm-dpc/COVID-19 · GitHub) e dedicandoci del tempo per studiarli ed analizzarli, nonostante fossi in vacanza.

Tabella 2 – Aggiornamento dati della situazione italiana al 13 Marzo (colonne di sinistra in grigio) e ulteriori parametri di rilievo (colonne di destra in azzurro): popolazione e densita´abitativa. Le celle evidenziate in arancio indicano i valori superiori alla media nazionale.

La situazione in Italia

Partiamo dalla situazione italiana (vedi Tabella 2 in cui le celle evidenziate in arancio indicano i valori superiori alla media nazionale).

I dati aggiornati al 13 Marzo riportano chiaramente una situazione dove attualmente (e ribadisco attualmente) la criticitá é concentrata in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Marche. Come molti, mi sono chiesto anche io come mai in Italia ci sia stata una crescita molto rapida delle persone contaminate in queste aree. Per questo ho aggiunto ai dati del governo (colonne di sinistra in tabella) i numeri relativi alla popolazione, alla densitá abitativa e al numero dei comuni (vedi colonne di destra). Sono parametri importanti per veicolare il messaggio di queste settimane: stare in casa e limitare gli spostamenti.

Si puó osservare che la Lombardia ha praticamente il doppio della popolazione delle altre regioni, ha la seconda densitá abitativa in italia (ma sarebbe piú alto il valore escludendo la provincia di Sondrio), e ha il piú alto numero di comuni in Italia.

Insomma, il contatto tra le persone é statisticamente piú probabile. In particolare le province di Monza Brianza e Milano sono al secondo e al terzo posto per densitá abitativa in Italia, rispettivamente con 2156 abitanti/km2 e 2063 abitanti/km2. Per fare un confronto, la densitá abitativa della provincia cinese dell’Hubei, da dove tutto é iniziato, é 308 abitanti/km2 (vedi Tabella 3). Stiamo parlando di un rapporto 7:1. Cioé le due province lombarde hanno 7 volte la densitá abitativa della provincia cinese.

Bergamo (405 abitanti/km2), Varese (743 abitanti/km2) e Como (463 abitanti/km2) sono altre tre province lombarde nelle prime dieci per densitá abitativa italiane e con densitá superiore a quella della provincia cinese.

Se ancora non fosse chiaro, valutiamo il caso metropolitano. Milano ha una densitá abitativa di 7550 abitanti/km2, mentre la cittá di Wuhan ha 1200 abitanti/km2. Quindi di nuovo un rapporto 7:1. Forse adesso risulta piú chiaro perché il contagio in Lombardia ha avuto una tale elevata velocitá di crescita.

Tabella 3 – Confronto tra diversi paesi e province in merito a popolazione e densita´ abitativa. La Lombardia e´evidenziata in arancio.

In questi giorni, si é anche parlato del fatto che il numero elevato dipende dal numero di tamponi eseguiti. Questo é vero solo in parte. Se ci fosse una diretta correlazione, allora l’Emilia Romagna non dovrebbe avere cosí tanti casi in piú rispetto al Veneto (vedi Tabella 2).

E al tempo stesso come si puó spiegare che il Piemonte ha tre volte il numero di casi del Lazio, avendo la metá dei tamponi eseguiti? Insomma, il numero di tamponi é un elemento importante, ma non determinante.

Tabella 4 – Aggiornamento dati della situazione italiana al 13 Marzo (colonne di sinistra in grigio) e ulteriori parametri di rilievo (colonne di destra in azzurro): dati su sistemi di trasporto nelle varie regioni. Le celle evidenziate in arancio indicano i valori superiori alla media nazionale.

Invece, c’é un altro fattore importante che differenzia la Lombardia dalle altre regioni italiane (vedi Tabella 4). Infatti questa regione ha un numero di passaggi giornaliero di persone (aerei, treni, strade, tangenziali e autostrade) non comparabile con tutte le altre regioni.

Per fare un esempio, come riportato in tabella, il traffico di passaggi negli aeroporti lombardi a Gennaio 2020 é stato il piú elevato in Italia. Si potrebbe obiettare dicendo: ma quello del Lazio non é stato tanto differente! Vero. Ma é anche vero che quello laziale é concentrato su un’unica zona della regione, Roma Fiumicino (2742700 passeggeri) con un minimo contributo di Ciampino (467467 passeggeri). Invece quello lombardo é dislocato in tre aree principali: Malpensa (1918629 passeggeri), Linate (643430 passeggeri) e Bergamo (1053599 passeggeri).

In aggiunta, la Lombardia ha 115 km di rete metropolitana contro i 59 km del Lazio e i 30 km della Campania. Stiamo parlando piú del doppio, se consideriamo anche che l’efficienza della rete metropolitana romana non é proprio buona.

Inoltre la Lombardia é al centro di una complessa e numerosa rete autostradale e ferroviaria, che collega nord e sud italia, ovest ed est Italia. Se osserviamo i dati delle autovetture e dei chilometri di rete ferroviaria tra le prime quattro regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte) in graduatoria si puó notare come siano molto al di sopra della media nazionale.

Insomma, non deve sorprendere la facilitá di trasmissione del virus in queste zone se al fattore popolazione/densitá abitativa aggiungiamo il fattore facilitá e rapiditá di spostamento all’interno e all’esterno della regione. E a risentirne sono ovviamente anche le regioni limitrofe come per esempio le Marche, che in teoria avrebbe parametri al di sotto della media nazionale. Infatti, non é un caso che circa il 70% dei casi nelle Marche si sia verificato finora nella provincia di Pesaro e Urbino, al confine con l’Emilia Romagna.

Questi dati dovrebbero far capire quanto e perché sia necessario ed importante continuare a limitare i contatti e restare il piú possibile isolati, specialmente per coloro che si trovano nelle regioni con il piú elevato numero accertato di casi.

Messaggio che a quanto leggo in queste ore non é stato per nulla percepito da una serie di imbecilli che continuano a spostarsi, diventando una minaccia concreta per quelle aree che al momento sono ancora in una situazione non critica.

Infatti, se attualmente la situazione in Campania e Lazio é ancora sotto controllo, é proprio perché queste due regioni non hanno lo stesso traffico di persone giornaliero che ha la Lombardia. E in qualche modo é un fattore che, ad oggi, ha rallentato la diffusione in queste due regioni in particolare, dove gli altri fattori (popolazione e densitá) sono simili a quelle del nord, anche se molto meno delocalizzati.

Tabella 5 – Aggiornamento dati della situazione italiana al 13 Marzo (colonne di sinistra in grigio) e rielaborazione dati (colonne di destra in azzurro): percentuale di decessi e popolazione over 65. Le celle evidenziate in arancio indicano i valori superiori alla media nazionale.

Una volta analizzati i fattori che hanno in qualche modo accelerato il contagio, ho cercato anche di darmi una risposta al secondo quesito: perché l’Italia ha una percentuale di deceduti molto piu elevata degli altri paesi?

I decessi in Italia: il confronto con le altre nazioni

Ho letto in questi giorni le diverse opinioni. Alcune condivisibili. Altre piuttosto generaliste (senza supporto di dati). Altre del tutto fuori luogo.

Molti hanno sottolineato che, nel confronto tra paese e paese, la metodologia con cui sono contati i decessi é differente, il numero di tamponi eseguito non é paragonabile a quanto fatto in Italia o addirittura che questo o quel paese non dichiara i morti reali. Al di lá delle varie speculazioni o teorie, diciamo che l’approccio scientifico richiederebbe di studiare caso per caso e stabilire quanto sia stata l’incidenza del virus in merito al decesso.

A tal proposito, voglio sottolineare che in merito alle cause del decesso, gli unici autorizzati a dare delle spiegazioni sono i medici e gli specialisti del settore. Io mi limito ad analizzare i numeri ufficiali che sono stati comunicati.

In questo contesto, personalmente, ritego che il primo vero grande errore é continuare a ragionare in termini di percentuali, senza avere un denominatore fisso e noto (il numero dei contagiati reali). Questo vale quando si fanno confronti tra le diverse regioni italiane. E questo vale quando si confronta il caso italiano con gli altri paesi.

Cerco di spiegarmi meglio facendo riferimento alla Tabella 5.

Ad oggi (nel momento in cui scrivo) gli attuali deceduti (connessi al virus) in Lombardia sono 890. Questo é l’unico dato che disponiamo dai canali ufficiali italiani. Iniziamo allora a lavorare con le percentuali, concentrandosi sulla regione Lombardia: se si calcola la percentuale di decessi sul numero totale noto di contagiati, il valore percentuale dei deceduti é 9.1%; se peró si calcola la percentuale sul numero di tamponi eseguiti, é 2.7; continuando, se si calcola la percentuale sulla popolazione residente in Lombardia, é lo 0,009%. E potrei continuare all’infinito con altre percentuali, semplicemente cambiando di volta in volta il denominatore.

Ogni numero percentuale sarebbe diverso dall’altro ed utilizzabile a seconda del messaggio che si vuole veicolare. Insomma, il valore percentuale puó dare un’idea ma deve essere sempre accompagnato dal valore assoluto. Per capirci meglio, nei primissimi giorni della crisi in Europa, tra il 16 e il 26 Febbraio, il numero di casi contagiati in Francia era 12, con un solo decesso. Se calcoliamo la percentuale dei decessi, otteniamo l’8.3%! Un numero non distante dalle attuali percentuali in Lombardia e Emilia-Romagna. Ma é ovvio che nessuno si é allarmato in quei giorni perché si parlava di un “solo” decesso (“solo” é in virgolette perché tutti i decessi, anche uno solo, sono importanti).

Quindi, giornalisti, opinionisti, politici, noi semplici cittadini, dobbiamo partire dal fatto che nessuno ha un´idea precisa del numero reale di contagiati, e qualsiasi percentuale rispetto ad altri parametri va presa con le pinze e, possibilmente, dovrebbe essere accompagnata dal numero assoluto (quello trasmesso dai canali ufficiali).  Inoltre, ci sono ancora tantissimi casi in terapia intensiva o in ricovero ospedaliero. Di consequenza, i numeri potrebbero migliorare o peggiorare in base all’evoluzione di questi casi.

Fatta questa doverosa premessa, torno al quesito iniziale: perché si osserva una cosí grande differenza con altre nazioni?

In questi giorni, si é parlato del fatto che l’Italia sia una nazione “anziana” e che gli anziani (over 65 anni) siano la categoria piú a rischio. Ho di nuovo fatto le mie ricerche ed i numeri sembrano decisamente confermare questo elemento (vedi Tabella 5). Prendendo i dati ISTAT del 2019 si puó osservare come la Lombardia abbia circa 2 milioni di over 65, un numero che nessun altra regione italiana riesce minimamente ad avvicinare e che rappresenta il 16.5% dell’intera popolazione over 65 in Italia e quasi ¼ della popolazione della Lombardia.

Estendendo l’analisi alle altre nazioni, balza sicuramente all’occhio la netta differenza rispetto a Cina, Corea, Iran e USA, nazioni decisamente piú ”giovani” rispetto all’Italia e alla Lombardia (vedi Tabella 6).  

Tabella 6 – Aggiornamento dati della situazione italiana e di altre nazioni al 14 Marzo (colonne di sinistra in grigio) e rielaborazione dati ed altri parametri di rilievo (colonne di destra in azzurro): popolazione over 65 e percentuale relativa alls apecifica nazione/provincia.

In attesa di conferme da piú dettagliate ricerche scientifiche, il fattore etá sembra in ogni caso essere un elemento chiave per capire i differenti livelli di letalitá riscontrati fino ad ora.

Si potrebbe obiettare che Francia, Germania e Spagna hanno una percentuale di over 65 non molto lontana da quella italiana ma, attualmente, una notevole differenza relativa alla percentuale di decessi. Per spiegare questo aspetto bisognerebbe indagare esattamente la casistica dei tre paesi menzionati, andando ad analizzare il dettaglio delle aree o province colpite, cosi come fatto per il caso Italia. Non mi sorprenderebbe (e non me lo auguro) nei prossimi giorni un aumento notevole di casi e decessi anche in Francia e Spagna qualora il virus arrivasse in aree densamente popolate come Parigi (circa 21000 abitanti/km2) o Madrid (circa 5300 abitanti/km2) e Barcellona (circa 16000  abitanti/km2). Diverso potrebbe essere il caso tedesco in quanto l´unica vera grande metropoli é Berlino, con una densitá di circa 4000 abitanti/km2, ma non é ottimamente connessa verso l’esterno come le altre aree metropolitane.

In sintesi, in questo contesto nuovo che l’Italia e l’Europa stanno affrontando, i fattori di rilievo da prendere simultaneamente in considerazione sembrano proprio essere:

  • Le aree densamente popolate
  • Le aree con elevata sistema di mobilitá (treno, aerei e auto), sia per spostamenti interni (nazionali e regionali) e esterni (internazionali)
  • Le aree con elevata popolazione di persone over 65

Pertanto, a maggior ragione, é importante rispettare i protocolli di isolamento o quarantena per ridurre il piu´possibile la diffusione in aree mediamente piu´abitate.

Andrea De Filippo

_________

Altri articoli, tabelle, statistiche ed analisi sulla pandemia Covid-19 al link: COVID-19 (Corona Virus) | EmigranTrailer

Latest Update: 29.12.2020

This entry was posted in COVID-19 (Corona Virus) and tagged . Bookmark the permalink.

8 Responses to CORONA VIRUS (COVID-19): fattori di contagio e decessi in Italia

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *