Il miglior statista in Italia?

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In Italia negli ultimi giorni, all’interno della XVIII legislatura, si é assistito al passaggio dal vecchio governo (Conte II) al nuovo governo (Draghi).

Dall’estero trovo sempre molto interessante osservare le reazioni sul territorio attraverso la lettura o l’ ascolto tramite dei media o dei miei contatti personali in Italia.

E ancora una volta (mi é capitato spesso durante questi anni) resto fortemente sorpreso nell’osservare un certo e palese distacco tra realtá effettiva e realtá percepita.

Ovviamente la realtá effettiva é quella che considero legata a dati e fatti che possono essere facilmente verificati ed analizzati. Quella invece percepita la considero legata ai sentimenti e alle emozioni legate a simpatie o antipatie verso questo o quel politico, verso questo o quel giornalista che narra uno specifico evento, oppure ad un peso diverso ad alcuni aspetti. Per esempio la non proprio esaltante situazione all’interno del mondo politico italiano che conta piú il numero di “likes” raggiunti su Facebook che quanto e concretamente si fa per la nazione.

Nell’ambito di questa dualitá tra realtá mi hanno sorpreso e interessato alcune reazioni in questi ultimi giorni.

Il premier uscente: Giuseppe Conte

Ho letto molti commenti del tipo “una persona perbene”, “lo rimpiangeremo”, “il migliore statista che abbia avuto l’Italia”.

A me sorprende questa incondizionata popolaritá che ha acquisito nei mesi il premier uscente ma lo trovo un elemento molto interessante che dice molto della societá italiana, o almeno di grande parte di essa.  

È Conte una persona perbene? Personalmente non conosco Conte, quindi non posso esprimermi sul fatto che sia una persona “perbene” (e non capisco sulla base di cosa molti lo definiscono tale) o meno. Pirandello quasi 100 anni fa scriveva “Uno, nessuno e centomila”. Ovvero, a seconda della convenienza e del tuo interlocutore, puoi anche essere un eccellente trasformista ed “apparire” come meglio conviene. E in tempi in cui la comunicazione superficiale e faziosa sui media ha un enorme potere, ci andrei piano a descrivere uno come “perbene” o “farabutto”. Soprattutto in politica.

Rimpiangeremo Conte? Non posso neanche esprimermi sul “lo rimpiangeremo” perché é un qualcosa di non predicibile ad oggi e fare speculazioni non é quello che mi contraddistingue. Magari ne riparleremo tra un annetto con un pó di dati alla mano. Non mi sono permesso mai di giudicare l’operato di Conte nel suo primo anno (ma prendevo nota), né inizieró a giudicare adesso Draghi che non ha neanche iniziato.

È Conte il miglior statista che abbia avuto l’Italia? Beh, anche qui i confronti tra periodi diversi sono sempre un pó al limite in quanto le diverse condizioni al contorno possono influenzare i risultati finali. Peró sicuramente si possono analizzare alcuni dati dei due anni e mezzo in cui il premier Conte ha prima guidato una legislatura a maggioranza M5S/Lega (Maggio 2018-Agosto 2019) e successivamente una legislatura a maggioranza M5S/PD/LeU/IV (Agosto 2019-Gennaio 2021). E poi si possono confrontare questi dati con quello del perfetto statista. Quest ultimo, nella mia concezione, é colui che garantisce sviluppo economico, lavoro, sicurezza, salute, lungimiranza politica, autorevolezza a livello internazionale, formazione scolastica, rispetto per le istituzioni, e cosí via. Nella mia concezione le visualizzazioni o i likes su Facebook non sono un parametro determinate.

E quindi Conte ha fatto davvero meglio di altri?

Covid-19 e Prodotto Interno Lordo

L’ultimo anno trascorso é stato completamente caratterizzato da quella che puó essere definita la pandemia del secolo: il Covid-19.

Da Febbraio 2020 tutte le nostre vite sono cambiate.

Molte persone si sono ammalate e ci hanno lasciato; tutti si sono dovuti adeguare a protocolli di sicurezza sanitaria; molte nazioni hanno dovuto accellerare o rivedere lo status di ricettivitá delle strutture opsedaliere; molti medici ed infermieri si sono trovati a lavorare in condizioni completamente nuove e ad affrontare turni di lavoro estenuanti e cosí via.

Allo stesso tempo molte attivitá hanno dovuto chiudere temporaneamente o permanentemente; molte aziende hanno utilizzato la cassa integrazione per sopravvivere; molti hanno dovuto trovare un nuovo bilanciamento tra famiglia e lavoro con il concetto di smart-working o home-office; tutti siamo stati limitati negli spostamenti e cosí via. Tutto questo processo ha drasticamente influenzato le economie di tutti i paesi nel 2020.

Questo é successo a livello globale. Non solo in Italia.

Utilizzando i dati che sono forniti dal International Monetary Fund (World Economic Outlook Database, October 2020 (imf.org)) e del World Health Organization (Coronavirus Disease (COVID-19) Situation Reports (who.int)) é possible fare una fotografia di quanto é successo nel 2020 confrontando il numero di decessi per 100.000 abitanti per ogni nazione rispetto alle stime sulla crescita reale del Prodotto Interno Lordo (in inglese é GDP-Gross Domestic Product) per ogni singolo paese.

Figura 1 – Morti per Covid-19 vs Crescita PIL nel 2020
(Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-1.png (1518×994))

Nel grafico ho limitato l’analisi a paesi che in qualche modo sono stato spesso oggetto di confronti con la situazione italiana.

E quindi come si pone l’Italia in questa fotografia?

Non bene. Anzi.

L’Italia é quel pallino azzurro verso la parte bassa a destra del grafico. È uno di quei paesi europei che presenta il maggior numero di decessi in combinazione con le peggiori stime di crescita del PIL nel 2020. La Gran Bretagna, il Belgio e la Repubblica Ceca fanno peggio sul numero di decessi, ma hanno una migliore stima sul PIL. La Spagna fa peggio sulle stime di crescita ma é messa molto meglio sul numero di decessi.

Altri paesi, spesso oggetto di confronti con l’Italia durante il 2020, sono messi decisamente meglio: Svezia, Norvegia, Islanda, Grecia, Austria, Germania e Svizzera (non graficata). E questo solo restando ad un confronto con i paesi europei. Infatti si puó vedere dal grafico quanto grande sia la forbice con i paesi del sud-est asiatico e australe.

Insomma, i dati dicono che l’Italia non ha fatto bene nel 2020 durante la pandemia. È un fatto, non un’opinione.

E a guidare l’Italia in questo periodo (2018-2021) c’era Giuseppe Conte, non altri premier o politici. Non direi che questi dati lo rendano il “miglior statista che abbia avuto l’Italia”.

Certo. Mi si potrebbe contestare: “ma nessun altro politico italiano ha mai dovuto gestire tale pandemia?”. Verissimo. Quindi valutiamo altri aspetti, fermo restando che nel confronto internazionale, con altri politici nelle medesime condizioni di Conte, l’Italia non ha fatto bene.

L’evoluzione del PIL in Italia negli ultimi 20 anni

Molti italiani soffrono spesso di amnesia e fanno in fretta a dimenticare. Prendiamo allora in esame il Prodotto Interno Lordo, guardando alla sua evoluzione negli ultimi 20 anni, compresi i dati pre-pandemia dei governi Conte I e II, ovvero quelli del 2018 e del 2019.

Nel grafico successivo ho riportato la differenza percentuale di anno in anno del PIL in Italia negli ultimi 20 anni. Ho utilizzato un colore diverso per le varie coalizioni e legislature. Quella dei governi Conte I e Conte II sono in verde scuro.

Figura 2 – Evoluzione del PIL in Italia negli ultimi 20 anni
(Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-2.png (1518×994))

Si puó osservare come dal 2000 al 2007 l’Italia abbia avuto piú o meno un andamento sempre positivo, mediamente piú alto con le legislature di Prodi rispetto a quelle di Berlusconi. Poi nel 2008 ci fu la crisi economica e il passaggio di consegne da Prodi a Berlusconi. Ed il 2009 fu caratterizzato dalla forte crisi con una variazione negativa del -5,3%. Il 2010 fu un anno di ripresa (quindi puó essere un buon auspicio per il 2021) seguito da un paio di anni con andamento negativo del governo Monti (in grigio). Poi dal 2013 fino al 2017 prima con Letta, poi con Renzi e poi con Gentiloni si é registrata una crescita paragonabile a quelle pre-2000. Un trend decisamente positivo e incoraggiante. Ma la maggior parte degli italiani manco se ne accorsero allora e decisero di seguire la via del populismo nel 2018, stoppando drasticamente questa crescita. E difatti nel 2018 e nel 2019 (quindi pre-pandemia) l’Italia é tornata al trend decresente del governo Monti.

E, di nuovo, a guidare l’Italia in questo periodo (2018-2019) c’era Giuseppe Conte. Quindi, anche questi dati, non lo rendono il “miglior statista che abbia avuto l’Italia”.

Lo spread negli ultimi 3 anni

Continuando l’analisi economica, in aggiunta al PIL, basterebbe guardare i dati dello spread degli ultimi 3 anni per capire che le politiche attuate in Italia durante il governo Conte I e II non hanno mai realmente convinto in Europa. Si puó infatti vedere dal grafico Valore Spread BTP-BUND 10 anni – 1080 giorni (borse.it) come, durante il Conte I, fortemente legato ale posizioni anti-europeiste di Lega e M5S, lo spread fosse schizzato a valori intorno a 300 per poi oscillare tra 200 e 300 nei successivi 15 mesi. Con la caduta del Conte I e la nascita del Conte II legato alle posizioni piú europeiste di PD, LeU e IV, lo spread crolló (fortunatamente) fino a 140 punti. La crisi pandemica e il lockdown primaverile del 2020 riportarono poi lo spread a valori molto alti 260-280 punti) per iniziare una successiva decrescita graduale a valle della conclusione del primo lockdown. Negli ultimi mesi lo spread é rimasto stabilmente intorno ai 120 punti. Da notare poi come, in pochissimi giorni, con l’avvento di Draghi lo spread sia rapidamente sceso intorno ai 90 punti.

Figura 3 – Andamento dello spread negli ultimi tre anni (fonte: borse.it)
(Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-3.png (950×652))

Perché é un elemento importante? Lo spread é diventato un elemento della coesione dell’Unione Europea e lo si puó sintetizzare come la differenza fra i rendimenti fra due titoli di stato, in genere fra l’Italia e la Germania. Quindi se lo spread aumenta vuol dire che é piú rischioso prestare soldi all’Italia piuttosto che alla Germania. Quindi, l’Italia (che é parte integrante dell’ Unione Europea e a cui chiede anche aiuti economici), e tutti i governi italiani hanno estremo interesse (e responsabilitá) a far sí che questo fattore resti il piú basso possibile.

Su questo elemento negli ultimi mesi del governo Conte II si é registrata giá una graduale e positiva flessione, effetto proprio di una politica un pó piú europeista che nei mesi precedenti. Quindi si é lavorato bene in questa direzione (e meno male). Peró la mia critica resta per il Conte I, caratterizzato da una politica esclusivamente anti-europeista, sovranista e populista, che non ha fatto bene alle giá bistrattate casse economiche dell’Italia. Sovranismo e populismo di cui lui nel 2018 si elesse a paladino “giocando” sui termini dell‘Articolo 1 della Costituzione italiana (Governo, Conte: “Sovranismo e populismo sono nella Costituzione” – la Repubblica), dimenticandosi di specificare che il “sovranismo” é la rivendicazione polemica della sovranitá del popolo, e non il semplice esercizio della sovranitá. Se ci fosse il semplice esercizio della sovranitá, nessuno avrebbe da ridere. Vabbé ma sono concetti furbescamente omessi a beneficio di chi non ne conosce la profonda e importante differenza.

Al di lá di tutto, anche questi dati, non lo rendono il “miglior statista che abbia avuto l’Italia”.

Lavoro a tempo determinato e indeterminato

L’articolo 1 della Costituzione italiana cita: ”L’Italia é una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Quindi un ottimo statista é colui che riesce nel garantire lavoro ai suoi cittadini; possibilmente lavoro a tempo indeterminato. L’argomento meriterebbe un’analisi separata, in quanto bisognerebbe sviscerare tutti gli elementi in gioco, soprattutto l’evoluzione del lavoro per classi di etá. I dati ci sono e sono disponibili sul sito dell’Istat; in passato ho spiegato come utilizzare il sito dell’ISTAT per accedere ai dati di interesse (Covid-19: access to ISTAT data | EmigranTrailer).

Per il momento mi soffermo sull’evoluzione degli occupati a tempo indeterminato (linea nera e asse delle ordinate principale) e sull’evoluzione degli occupati a tempo determinato (linea rossa e asse delle ordinate secondarie), per la classe di etá dai 15 ai 64 anni tra il 2004 e il 2020, riportando questi ultimi in trimestri come fa il sito dell’ISTAT. I dati sono in migliaia.

Figura 4 – Numero di occupati a tempo indeterminato e determinato in Italia (Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-5.png (1518×994))

Osservando gli occupati a tempo indeterminato si puó osservare un incremento tra il 2004 e il 2008, poi una riduzione a valle della crisi economica del 2008/2009 fino alla fine del governo Monti. Con i successivi anni di governi Letta-Renzi-Gentiloni gli indeterminati tornarono a crescere con una flessione nel 2018 a cavallo tra il governo Gentiloni e il Conte I. Nel 2019 inizió una seconda lieve ripresa rimasta tale fino al principio del 2020. Poi si é iniziata a registrare una nuova dimunzione a valle del secondo trimestre 2020, in piena pandemia.

Osservando gli occupati a tempo determinato si puó osservare un graduale e continuo aumento tra il 2004 e il 2016. Poi con l’attuazione del Jobs Act, riforma voluta e promossa dal governo Renzi, e attuatasi nel 2016, c’é stato un forte incremento degli occupati a tempo determinato. Questa crescita é stata consistente fino al 2018 (Gentiloni-Conte I), poi ha avuto un lieve rallentamento nel 2019 (Conte I) ed é tornata a crescere nel terzo trimestre del 2019 (Conte II). Poi nell’ultimo quarto del 2019 (quindi pre-pandemia) si é registrata una forte decrescita che si é arrestata nel terzo trimestre del 2020.

Quindi combinando questi dati non ci sono assolutamente i presupposti per definire Conte il “miglior statista che abbia avuto l’Italia”. Sono in linea o peggio con i trend delle precedenti legislature dal 2014 al 2018.

Numero di inattivi e disoccupati

L’altro elemento che ho preso in esame é la quota di inattivi e di disoccupati.

Figura 5 – Numero di inattivi e disoccupati in Italia
(Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-6.png (1518×993))

Il numero di inattivi é sempre cresciuto tra il 2004 e il 2011. Poi questa tendenza negativa si é invertita con l’avvento di Monti e poi delle successive legislature fino al 2019. Infatti nel primo trimestre del 2020 (pre-pandemia) e nel secondo trimestre del 2020 (durante pandemia) si é registrato un forte aumento degli inattivi, successivamente parzialmente mitigato dalla riduzione nel terzo trimestre.

Per quanto riguarda il numero dei disoccupati (curva rossa) si puó notare la forte crescita negli anni tra il 2007 e il 2014. Poi con le legislature di Renzi e Gentiloni si avvió una riduzione. Questa riduzione é continuata nel 2018 e nel 2019 con il governo Conte. Nel 2020, combinando i dati dei tre semestri, si ha la tendenza ad un aumento dei disoccupati.

Anche questi dati indicano che Conte non ha fatto altro che proseguire tendenze giá avviate dal 2014 e soprattutto nei mesi pre-pandemia non ci sono state variazioni drastiche in positivo da attribuzione di “miglior statista che abbia avuto l’Italia”.

Povertá e risparmio

L’analisi sui dati di povertá assoluta delle famiglie italiane e il numero delle famiglie che non riescono a risparmiare indicano che il governo Conte ha ottenuto qualche risultato positivo rispetto ai trend precedenti. Non é stata abolita la povertá come dichiarava Di Maio qualche anno fa, ma si puó osservare che il trend crescente della percentuale di famiglie in povertá (iniziato nel 2010) si é arrestato nel 2018 e mostra un miglioramento per il 2019.

Figura 7 – Famiglie che non riescono a risparmiare e % famiglie in povertá assoluta (Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-7.png (1518×993))

L’ altro dato interessante é quello del numero di famiglie che non riescono a risparmiare. Questo parametro é rimasto praticamente stabile tra 65 e 70 fino al 2017. Poi nel 2018 e nel 2019 si é registrata una forte riduzione fino ad arrivare al valore intorno a 50. Quindi un altro dato positivo a vantaggio dell’ operato del governo Conte.

Il dubbio in merito a questi dati é se il trend rimarrá in futuro, perché questo risultato é figlio di manovre (reddito di cittadinanza e similari) che hanno benefici temporanei e non strutturali. Quindi, ho delle personali remore personali e se parliamo di “statisti” e non di “populisti” bisogna avere lungimiranza politica e prospettiva di lunga durata.

Detto ció, é sicuramente un parametro a favore del governo uscente.

Sicurezza: delitti denuciati (furti, omicidi colposi, violenza sessuale e pedopornografia)

La sicurezza é un altro dei pilastri che secondo me devono far parte della valutazione su uno statista. Pertanto ho preso in esame i dati degli ultimi 15 anni in merito a delitti denuciati (quindi sicuramente c’é una porzione mancante) focalizzandomi su furti, omicidi colposi, violenza sessuale e pedopornografia.

Figura 8 – Furti e omicidi colposi
(Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-8.png (1518×993))

Furti e omicidi colposi sono graficati in Figura 8. Si puó osservare come il numero dei furti aumentó tra il 2010 e il 2014. Con i governi di Renzi e Gentiloni (2014 e 2018) ci fu una forte riduzione. Questa riduzione é continuata con il governo Conte. Diverso é invece il discorso legato agli omicidi colposi (in rosso in Figura). Dal 2006 al 2013 ci fu una riduzione graduale del numero di omicidi colposi. Questo trend decrescente si arrestó nel 2014 con l’avvento del governo Renzi. E successivamente ha continuato a crescere anche nei governi Gentiloni e Conte.

Figura 9 – Violenza sessuale e pedopornografia
(Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-9.png (1518×993))

I dati relativi a violenze sessuali un trend decrescente fino al 2016. Poi c’é stata una crescita con il governo Gentiloni prima e poi con il Conte I. Con il Conte II si sono poi stabilizzati su valori alti vicino ai 5000 all’anno. In parallelo i dati relativi alla pedopornografia mostrano un forte aumento dei casi dal 2016 in poi, con un trend ancora piú crescente nel pieno dei governi Conte I e Conte II.

Ecco. Io quando guardo questi ultimi dati (va bene per i furti) faccio davvero fatica a definire Conte il “miglior statista che abbia avuto l’Italia”.

Paritá di genere tra ministri dei vari governi

Si parla sempre di paritá di genere in posti di rilievo come un qualcosa che dovrebbe diventare la norma e non l’eccezione. Secondo me, pertanto uno statista di livello é colui che guarda anche in questa direzione assegnando le cariche in modo imparziale a persone qualificate, che siano uomini o donne.

Ho voluto pertanto verificare quanto mi ricordavo degli anni passati. Ovvero quanto delle cariche tra ministri senza portafoglio, ministri con portaglio e vice-presidenza del consiglio dei ministri fossero state assegnate alle donne.

Figura 10 – Percentuale di cariche da ministri attribuite alle donne nei vari governi (Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-10.png (1518×993))

Ebbene negli anni c’é stato un generale miglioramento passando dal 6% dei governi Berlusconi II e III al valore del 23% del governo Prodi. Poi con Berlusconi IV e Monti c’é stata una nuova penalizzazione delle cariche assegnate a ministri donna. La situazione é poi nettamente migliorata con i governi successivi (Letta, Renzi e Gentiloni), soprattutto con il quasi 40% raggiunto dal governo Renzi.

E i governi Conte? Il Conte I si é allineato ai valori dei governi Letta e Gentiloni. Il Conte II ha fatto un pó meglio ma restando al di sotto delle quote raggiunte col governo Renzi.

Quindi, di sicuro, entrambi i governi Conte sono stati allineati ad un trend giá positivo imbastito dai precedenti tre governi Letta, Renzi e Gentiloni. Ed in ogni caso nessuno dei due governi Conte ha eccelso in merito a questo parametro.

Le tappe del Next Generation EU

Per quanto concerne aspetti di politica estera, ho preso in esame l’importante percorso sul Next Generation EU avviato nella primavera del 2020.

Per chi non fosse ancora informato, il Next Generation EU è uno strumento di ripresa temporaneo da 750 miliardi di euro, che contribuirà a riparare i danni economici e sociali immediati causati dalla pandemia di coronavirus per creare un’Europa post COVID-19 più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future. L’Italia dovrebbe benificiare di circa 209 miliardi di euro (valore stimato).

Le date

Quali sono state le tappe fondamentali? Riporto pari pari quanto si puó trovare sul sito della commissione europea (Piano per la ripresa dell’Europa | Commissione europea)

Nella narrazione pro-Conte che ho letto in questi mesi (e che volutamente non ho commentato) si é sempre esaltato che “Grazie a Conte l’Italia ha ottenuto 209 miliardi”.

Bene. Ci sono diversi errori e imprecisioni nella precedente affermazione.

Andiamo a ritroso partendo dalla fine:

  • L’Italia ad oggi non ha ottenuto nulla, se non la promessa di ricevere le quote concordate, se e solo se i parametri imposti dall’ Europea verranno soddisfatti. Quindi è alquanto “fazioso” e “superficiale” parlare di risorse ottenute grazie a Conte. Non abbiamo ancora nulla nelle casse italiane. Soprattutto ci sono nazioni che restano non proprio favorevoli a questa distribuzione di soldi (in parte a fondo perduto) agli altri stati europei.
  • Per mesi, tra Luglio e Dicembre 2020, Ungheria e Polonia hanno imposto il veto sul bilancio da approvare entro la fine dell’anno, inclusi ovviamente tutti i fondi legati al Next Generation EU. Questo veto poteva far saltare completamente tutto il Next Generation EU ed é stato risolto grazie alla mediazione della cancelliera tedesca Merkel, a cui spettava la presidenza del Consiglio UE.  La cosa é stata a livello europeo sottolineata sia dalla Presidente della Commisione Europea (Ursula von der Leyen) e dal Commissario per l’Economia (Paolo Gentiloni) La Commissione plaude all’accordo politico sul dispositivo per la ripresa e la resilienza (europa.eu). Non é mai stato menzionato il premier uscente italiano Conte.
  • Tra Aprile e Luglio 2020, ci sono stati tre Consigli Europei incentrati sulla approvazione delle misure economiche per contrastare la crisi economica creata dalla pandemia. Come tutti gli altri leader politici, Conte ha partecipato attivamente e gli va dato credito di aver tenuto una posizione solida nella richiesta alla Commissione Europea. In questo ha avuto supporto da altri “big” come la presidente della Bce (Lagarde), il presidente del Consiglio EU (Michel), il presidente del Parlamento EU (Sassoli), e altri tra cui Merkel e Macron. 

Personalmente ritengo che Conte abbia fatto né piú né meno di quanto avrebbe dovuto fare il Primo Ministro italiano nell’ambito di un team: l’Europa.

In sintesi: ha fatto solo il suo lavoro. E lo ha fatto bene nel merito.

Le vere difficoltá poi saranno in questi primi mesi del 2021 in quanto bisognerá fare in modo che le promesse (i 209 miliardi di euro) vengano tramutate in realtá.

Scuola

Non ho grafici da aggiungere per la scuola. Metto solo una foto.

Banchi a rotelle

Personalmente non ho mai capito questa decisione. In altri stati si sono disposti diversamente i banchi giá esistenti, alcuni li hanno segati a metá, altri hanno impostato orari per aprire le finestre, altri hanno imposto sempre e comunque la mascherina. Insomma si é fatta di necessitá virtú senza intaccare fondi o creare confusione con smaltimento tra vecchi e nuovi banchi.

In Italia invece ci si é lanciati nell’acquisto dei banchi a rotelle.

Una trovata unica, ma per nulla geniale.

Una trovata unica, ma per nulla utile viste le chiusure (prevedibili, a meno di leggersi il libro di Speranza su come la pandemia é stata sconfitta) del periodo autunnale e invernale.

Una trovata unica, ma per nulla economica. La spesa (che dovrebbe essere resa pubblica ma che non è dato sapere) é non esattamente quantificabile e, a seconda delle versioni, oscilla tra i 120 Milioni di Euro e i 400 Milioni di Euro.

Sono tanti? Sono pochi? Non é questo il punto.

Sono spesi inutilmente!

Magari con 400 Milioni di Euro si sarebbero potute fare altre cose legate per esempio alla Didattica a Distanza (DaD), come per esempio provvedere a supportare le famiglie meno abbienti con connessioni internet piú efficienti oppure con prestiti di tablet/PC per il periodo necessario.

Insomma, cose sensate.

E invece no. Compriamo i banchi a rotelle.

Ecco, non venite a dirmi che un presidente del Consiglio che approva una tale scemenza é il “miglior statista che abbia avuto l’Italia”.

Emigrazione

Da emigrante non potevo non soffermarmi su questo dato. Le motivazioni per emigrare possono essere tante e varie (ne so qualcosa). Peró ritengo che le emigrazioni in paesi non afflitti da guerre o da disastri ambientali debbano far riflettere e sono un pó la sconfitta di chi fa politica.

Figura 11 – Numero di emigranti (dall’Italia verso l’estero)
(Emigrantrailer_Il-miglior-statista_Figura-11.png (1518×993))

Nel grafico riporto il numero di emigranti che hanno spostato la residenza all’estero. Il trend é sempre crescente dal 2004. Una prima grande accelerazione delle migrazioni verso l’estero ci fu dopo il 2010. Il fenomeno si attenuó durante i governi Renzi e Gentiloni (2016-2018). Con il governo Conte c’é stata una forte ripresa, simile a quella di dieci anni fa.

Secondo me un grande statista é colui che crea le condizioni per far si che l’Italia non venga “abbandonata”. Secondo me un grande statista é colui che crea le condizioni per molti italiani (i famosi “cervelli in fuga”) per tornare e dare un contributo concreto all’Italia.

Mi spiace dirlo, ma similmente ad altri governi, il governo Conte non ha creato queste condizioni, sprattutto per la poca credibilitá del suo operato tra Conte I e Conte II, con cambi drastici di visione politica solo per accomodare le alleanze di turno.

Qualcuno mi potrebbe dire: Andrea, ma con un emendamento alla Legge di Bilancio 2021 sono state previste agevolazioni fiscali per il “rientro dei cervelli” e dei “lavoratori impatriati”! Verissimo. E sapete da dove arriva quel risultato? Da un lungo lavoro, iniziato nel 2019, proposto da deputati e senatori di Italia Viva (tra cui la senatrice Laura Garavini e l’euro-deputato Massimo Ungaro). Ovvero, proprio da quel gruppo, definito di “irresponsabili” (sono ironico) che ha messo in crisi il governo Conte.

Il picchetto d’onore e le istituzioni

Le ultime ore del weekend sui media italiani sono state caratterizzate dall’affetto all’uscita del premier Conte da Palazzo Chigi, aggiungendo aggettivi o frasi tipo “commovente” o “mai visto” per avviare il processo di beatificazione a breve del premier uscente: La commovente uscita di Giuseppe Conte da Palazzo Chigi – YouTube

Ma, ragazzi, ci fate o ci siete? Personalmente sono rimasto basito.

Non é mica una novitá.

Nel 2018, di giorno, anche Gentiloni lasció Palazzo Chigi tra applausi scroscianti: Gentiloni lascia Palazzo Chigi tra gli applausi: l’ultimo picchetto d’onore – YouTube

Nel 2016, di notte, anche Renzi lasció Palazzo Chigi tra applausi  RENZI ABBRACCIA ALFANO PRIMA DI LASCIARE PALAZZO CHIGI – YouTube

Nel 2013, di giorno, anche Letta lasció Palazzo Chigi tra applausi scroscianti: Enrico Letta, dopo la cerimonia della campanella, lascia Palazzo Chigi – YouTube

Nel 2011, di notte, anche Berlusconi lasció Palazzo Chigi commosso e tra applausi: Berlusconi lascia Palazzo Chigi commosso – YouTube

Insomma. Va bene tutto, ma non la mistificazione della realtá. E che diamine.

L’unica cosa di “mai visto” é forse il fatto che il premier uscente Conte abbia chiesto alla sua compagna di prendere parte al cerimoniale dell’ultimo picchetto d’onore. Sono pignolo, lo so. Ma questo gesto é un’offesa alle istituzioni italiane in quanto il picchetto d’onore é riservato esclusivamente a un pubblico ufficiale. Ma (forse) molti italiani non hanno la minima idea di cosa sia il rispetto delle istituzioni.

E credo (ma questa é una opinione personale) che lo stesso Conte non abbia minimo rispetto delle istituzioni e degli italiani stessi. Basti vedere il melodrammatico saluto del 4 Febbraio 2021, con tavolino imbastito fuori da Palazzo Chigi e la ressa dei giornalisti.

4 Febbraio 2021 – Conte con il banchetto davanti Palazzo Chigi. In alto la foto o i video su tutti i media. In basso quello che aveva Conte di fronte a se.

Ma come si fa? Per un anno intero ci siamo raccontati che il distanziamento é la base per ridurre i contagi e poi, per narcisismo personale (perché di questo stiamo parlando), favorisci tu stesso (Conte) un possibile cluster?

È irrispettoso nei confronti di tutti quelli che in questi mesi hanno fatto sacrifici per rispettare le regole (non ultimi tutti i lavoratori che vivono di montagna). È irrispetoso nei confronti di tutti quelli che hanno patito decessi tra amici e familiari.

Quindi, anche questa uscita finale non mi é proprio sembrata da “miglior statista che abbia avuto l’Italia”.

Il premier piú popolare

Non si mette in dubbio la popolaritá di Conte. Tutti i sondaggi la certificano. Nessuno (meno che io) la vuole discutere. Ma é proprio questo un elemento chiave della narrazione faziosamente rivisitata in questi mesi.

Conte é il premier piú popolare. Ma nessuno ha mai detto che sia stato il piú bravo.

E con grande delusione dei suoi fans, non é mai stato detto a livello internazionale o all’estero. Si é sempre ed esclusivamente parlato di premier “piú popolare”.

E per chi non ci arriva: piú popolare non vuol dire piú capace!

The Local 01.2021: Nearly half of all Italian voters want Giuseppe Conte to remain PM, poll finds – The Local

Reuters 01.2021: Conte quits as Italy’s PM in tactical bid to build new majority | Reuters

Bloomberg 06.2020: Conte’s Popularity Sparks Speculation on Grabbing Party Role – Bloomberg

E tanti altri articoli che potete trovare su giornali francesi, tedeschi, spagnoli o americani.

Aiutatemi a capire

È l’ultimo paragrafo. Promesso.

Sulla base di quanto ho presentato (dati tutti verificabili e controllabili dai link allegati o da ricerche banali su fonti istituzionali), aiutatemi a capire le ragioni per cui molti degli italiani hanno questa (assurda per me) visione di Conte come il “miglior statista che abbia avuto l’Italia”.

Sono sincero.

Voglio capire quale sia la base di questo giudizio. Di sicuro non sono i dati e i risultati dei suoi 988 giorni effettivi in cui é stato in carica come premier; dati in parte in linea o addirittura peggiorativi di alcuni dei governi appena precedenti.

Quali sono i motivi?

È perché ha sempre avuto una pettinatura perfetta?

È perché ve lo ha detto la D’Urso, Scanzi o Travaglio?

È perché ha tanti followers e likes su Facebook?

È perché ha fatto il “duro” con Salvini ad Agosto 2019 (dopo che per 15 mesi ha fatto da soprammobile)?

È perché ha avuto Casalino come portavoce?

È perché é pugliese? Io adoro la Puglia e i pugliesi, ma non per questo a priori tutti i miei amici di lì sono i “migliori statisti possibili per l’Italia”.

È perché ha fatto il suo mestiere di premier in ambito delle discussioni europee sul Next Generation EU?

Davvero. Fatemi capire.

E se non siete d’accordo, piuttosto che un’offesa o un commento insipido a base di “Smilies”, ditemi se ho mancato un parametro, un dato, un fatto rilevante per il giudizio che voi gli date.

Saró felice di rivalutarlo.

Perché attualmente, sui dati analizzati, non é stato il “miglior statista che abbia avuto l’Italia”. Ma di gran lunga.

Andrea De Filippo

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Postilla finale: il neo-governo Draghi

Un amico un paio di giorni fa mi ha chiesto: ma sei contento dei ministri scelti da Draghi? I Ministri del Governo Draghi | www.governo.it

Ho risposto che vivo un conflitto interiore. Come ho detto all’inizio di questa analisi, non voglio giudicare a priori il governo Draghi. Lo faró tra un annetto. Peró un paio di riflessioni (anche per mio papá che mi accennava i suoi fastidi) le voglio condividere.

La prima riflessione: il governo Draghi avrá durata breve. Un anno o giú di lí.

Il motivo é semplice e duplice: Draghi é stato scelto per ottenere i fondi europei, o meglio per essere certi di ottenerli, in quanto dá queste garanzie all’Europa sulla base di eccellente lavoro fatto negli anni passati. Quindi, tutto il 2021 sará incentrato sul raggiungimento di questo obiettivo (ovviamente in parallelo alla finalizzazione della gestione della pandemia). E per fare ció tutti i documenti saranno scritti con tutti i crismi del caso per evitare discussioni o complicazioni al tavolo europeo. In piú nel 2022 si andrá alle elezioni del Presidente della Repubblica (e se Draghi fa bene, é un candidato) e soprattutto si avvierá il percorso per le elezioni del 2023, con i vari partiti a pestarsi i piedi per assicurarsi l’elettorato.

La seconda riflessione: per fare tutto quanto serve nel 2021, Draghi non puó perdere tempo con giochini politichi.

Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che alcuni dei ministri scelti hanno solo una valenza simbolica, fatta per “tenere a bada” alcuni partiti. Personalmente non sono contento di alcuni nomi, ma capisco la logica di bilanciamento tra tutto quello da fare nel 2021 e “accettare” di avere in squadra di governo i vari Brunetta, Di Maio (il vero Ministro degli Esteri sará lo stesso Draghi), Speranza (che ha confermato la sua totale incapacitá nelle ultime ore con uno stop last minute alla riapertura degli impianti da sci Speranza ordina in extremis lo stop allo sci fino al 5 marzo. Insorgono le Regioni. Lega: ora più ristori, non bastano 4,5 mld – Il Sole 24 ORE) e la Gelmini.

È il prezzo da pagare per arrivare all’obiettivo finale.

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Altre analisi o riflessioni dall’estero al link: Una finestra sull’Italia dall’estero | EmigranTrailer

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