Elezioni politiche: chi votare il 25 Settembre?

Elezioni politiche: chi votare il 25 Settembre?

Ma chi voto il 25 Settembre alle elezioni politiche?

In questi giorni italici é stata una domanda ripetuta spesso, sia da amici che da familiari. Accompagnata poi da affermazioni: mi sa che non vado a votare, voto il meno peggio, sono tutti uguali, voto il leader ed incrocio le dita, etc.

Affermazioni a volte superficiali, dettate piú dall’essere pecora che segue il gregge, le affermazioni di massa, piuttosto che fare uno sforzo in piú e usare il cervello nel fare la propria scelta. 

Insomma: un classico quando c’é un’elezione o un referendum in Italia.

Partiamo dal primo punto: andiamo a votare

Se si ha la possibilitá, lo ritengo un dovere importante. Da residente all’estero, nonostante un’estate tra le Alpi, ho fatto di tutto per essere in Germania al momento della ricezione della scheda elettorale.

Votare per me é un diritto, ma é sempre stato un dovere. Perché, quando i governi fanno male, non mi piace nascondermi poi dietro quel gruppo foltissimo di italiani che fanno la morale a chi governa, e magari loro manco hanno votato.

Quindi, ripeto, se si ha la possibilitá, bisogna andare a votare. Sarebbe bello vedere nuovamente un’affluenza che superi l’85%: per me sarebbe un segnale che gli italiani tornino a prendersi le loro responsabilitá quando si sceglie la classe politica. Invece di lamentarsi e basta.

Elezioni politiche: affluenza alle urne dal 1948 al 2018
Elezioni politiche: affluenza alle urne dal 1948 al 2018

Passiamo al secondo punto: voto il meno peggio

Qui si potrebbe scrivere un libro (ed evitiamo). Meglio o peggio sono sempre in relativo a qualcosa. Per me é un approccio sbagliato. C’è un’alternativa a questo approccio? Tantissime.

Voto chi mi propone il programma piú competente, basato su fatti e analisi verificabli. Ovvio, bisogna leggersi i programmi (cosa che ho fatto) e dimenticarsi le enormi “puttanate” e “cazzate” che vengono sparate un minuto sí e pure l’altro da alcuni leader politici in campagna elettorale. Su sto punto ci torno piú tardi. “È sí Andre, ma che palle. Io non voglio fare tutta sta fatica e studiarmi i programmi. Ascolto quello che mi dicono in TV o sui social. Non basta?” No, non basta.

Voto chi mi parla di contenuti, non di promesse. Eh lo so: sono fatto male. A me piace chi non mi tratta come un deficiente, raccontandomi la rava e la fava (irrealizzabili), ma chi ha le “palle” di confrontarsi in modo realista.

Insomma, chi é ben consapevole (e non nasconde) che il debito pubblico dell’Italia é intorno ai 2800 miliardi di euro, e che sta messa peggio di noi solo la Grecia in Europa.

In altre parole, tutti quelli che vi propongono bonus, super-bonus, forme di assistenzialismo spropositate, riduzioni fiscali con numeri irrealizzabili, sono dei semplici venditori di fumo o di pentole. Fate voi.

Ho ascoltato tutti in queste settimane ed ovviamente chi le ha sparate grosse manco l’ho preso in considerazione nella mia decisione di voto.

Voto chi ha una visione non estremista delle cose, qualsiasi sia l’argomento: economia, energia, sociale, ambiente, guerra, e altri argomenti.

Trovo assurdo che si continui a parlare di destra, di sinistra e di centro, nel contesto storico che stiamo vivendo, con una forte crisi economica in Europa e una decisa instabilitá politica causata dall’invasione della Russia in Ucraina e dallo spostamento del controllo geo-politico sempre piú verso oriente.

Chi rimane ancorato a visioni “idealiste” di un lontano passato non fa del bene all’Italia.

Passiamo al terzo punto: sono tutti uguali

Eh no, diamine. Non sono tutti uguali.  Finiamola con sta storia.

Ci sono politici bravi (pochissimi), e politici meno bravi (la maggior parte).

Ci sono politici che hanno studiato (rari), e politici che sono lí per “grazia ricevuta” (ahimé, tanti). Ci sono politici con eccellenti collaboratori (pochi), e altri con collaboratori scadenti (tanti).

Ci sono politici che non sanno manco cosa voglia dire fare politica (tanti), ed altri che sono fin troppo in gamba per la politica italiana. E sono pochi.

Ci sono politici populisti (tantissimi, “belli, simpatici e popolari”), e politici realisti (“pochi, brutti, antipatici e impopolari”).

Ci sono politici ancora ancorati al concetto sorpassato di destra e sinistra (ma vi siete solo resi conto degli ultimi anni di governo, o siete tutti rimbambiti?) e politici che invece cercano di fare una distinzione tra proposte intelligenti e proposte stupide. Al di lá di chi le pronunci. E dovrebbe essere sempre cosí in una nazione democratica.

Insomma, non sono tutti uguali. Basta semplicemente togliersi il prosciutto dagli occhi.

Passiamo al quarto punto: voto il leader ed incrocio le dita

Su questo punto saró meno generico, in quanto sti ultimi due mesi sono stati quasi una comica osservando un pó tutti i leader. Vado in ordine alfabetico, concentrandomi solo sui leader dei partiti principali. E useró pochi aggettivi per esprimere la mia opinione.

Berlusconi: il primo e peggior populista della politica italiana degli ultimi trent’anni. Ha detto tante di quelle cavolate che faccio fatica a sommarle tutte. L’ultima é dell’altra sera sulla Russia, Putin e l’Ucraina (Letta, Calenda e non solo. Perfino il Ppe prende le distanze dalle parole di Berlusconi su Putin – HuffPost Italia (huffingtonpost.it)). Eh vabbé. Io non é che mi aspetto nulla di diverso da Berlusconi.

Calenda: ha sicuramente animato l’avvio della campagna elettorale, con decisioni a dir poco ambigue. Onestamente non avevo compreso l’accordo con il PD, + Europa, Impegno civico e la Sinistra Italiana. Lo ritenevo senza senso.

Difatti poi l’accordo é saltato, per accasarsi con Renzi, con cui, anni fa, peró aveva detto che non avrebbe mai fatto poltica. E tuttora é da capire se quel teatrino sia stata davvero una situazione estemporanea oppure voluta, per mettere in evidenza le pecche strategiche di Letta. Non so quanto sia affidabile come leader.

Conte: beh, che devo dire di piú di quanto scrivevo piú di un anno fa quando lo incensava quasi tutta ltalia? Il miglior statista in Italia?| EmigranTrailer. È il nulla assoluto come contenuti. Ed é l’apice del populismo. Provate a risentirvi uno solo dei suoi discorsi e trovatemi una sola volta in cui: o non si contraddice o dice esattamente da dove arrivano le risorse. Non ne troverete manco una.

Invece troverete tantissime promesse per arruffianarsi un certo ceto italiano, pur di ottenere il voto alle urne. Per me é il giusto rappresentante del Movimento 5 Stelle, il partito che ha sdoganato l’incompetenza ai tavoli decisionali.

Di Maio: ha raggiunto l’apice del paraculismo uscendo dal M5S, inveendo contro di loro dal minuto successivo, creando il suo partito, e poi “vendendosi” al PD per ottenere in cambio una poltrona. E quelli che lo seguono in Impegno Civico sono un pó distratti se non hanno compreso questa cosa.

Squallido e arrivista sono gli aggettivi piú simpatici che mi vengono in mente per lui.

Letta: decisamente il peggior stratega visto a livello politico in queste settimane. Vive di “inseguimenti” ad ombre: in passato quella di Renzi, e attualmente quella della Meloni, che si é affannato ad inseguire nelle prime settimane di campagna elettorale in modo abbastanza ridicolo. Basta solo pensare alla Meloni che fa l’intervista in tre lingue, e lui che fa immediatamente la stessa cosa.

Se avessi potere decisionale nel PD, preferirei di gran lunga Bonaccini.

Meloni: il nuovo che avanza. Ma di che? Stiamo scherzando, vero? È in politica da fine anni 90 ed é parlamentare dal 2006. Se si osserva attentamente la sua recente strategia, si vede chiaramente che la Meloni ha semplicemente “cambiato” approccio ed ha capito che il profilo basso e l’essere coerente all’opposizione erano i due ingredienti principali per prendersi le simpatie di una gran parte dell’elettorato. Nulla di male, fa parte del “gioco”. Ma, nei fatti, é la stessa Giorgia Meloni di prima.

Per me, nulla di nuovo. Nulla di politicamente interessante o vicino ai contenuti che mi appartengono.

Salvini: avete presente l’amico tonto e che fa il gradasso su un argomento, pur non capendo una mazza? Beh, lui mi ha sempre dato questa idea, e in queste settimane l’ha solo confermata. Faccio davvero fatica a non sorridere (amaramente) appena gli fanno una domanda un pó fuori dal coro di quelle concordate (non penserete mica che tutti i giornalisti fanno i giornalisti, vero?) ed ad ascoltare le sue risposte tentennanti.

Se fossi della Lega non vorrei mai essere rappresentato da uno come lui.

Mancano sicuramente altri leader(mi perdoneranno Fratoianni, Paragone & co, con cui sarei stato poco tenero), ma piú o meno penso di essere stato democratico nella rappresentazione di questi leader.

E Andre, ma cavolo! Ma mi hai elencato solo i difetti! Mica mi stai aiutando!”

Passiamo al quinto punto: i programmi

Il paragrafo precedente ha un suo senso. Al di lá delle chiacchiere da propaganda, quello che poi conta, una volta eletti, sono i programmi e la loro fattibilitá di realizzazione.

Quindi, una cosa sono i leader, ed un’altra cosa sono i collaboratori (io guardo molto le loro analisi e competenze) che provano poi a dare supporto concreto sul come realizzare tutte le promesse elettorali.

Non voglio fare la micro-analisi dei singoli programmi. Peró ho sviscerato un pó tutti gli argomenti che vanno per la maggiore e li ho confrontati con il mio punto di vista.

Guerra: io sono a favore per le sanzioni alla Russia, con una compensazione ai paesi membri dell’Europa che possono avere un impatto negativo.

Reddito di cittadinanza: io non sono a favore di questa forma di assistenzialismo perché ritengo che alimenti una stagnazione dell’economia italiana ma soprattutto di un approccio alla vita lavorativa di tantissimi italiani. Sono a favore di un aiuto ai pensionati o a casi particolari che non hanno la possibilitá di arrivare decentemene a fine mese.

Ma smettiamola con l’utilizzo di questa formula come scambio di voto. È deprimente a guardarla dall’estero.

Ambiente: chi conosce la mia storia lavorativa sa che tutto il mio percorso e il mio attuale lavoro (con scelte di vita che hanno sicuamente penalizzato le mie passioni) sono da sempre incentrati a migliorare l’inquinamento che un determinato settore produce. Peró non sono a favore di quelli che sostengono “tutto e subito”, semplicemente perché non é possibile ed é un contributo minimo a livello globale.

Per intenderci, l’Europa sta demolendo la sua economia per il giusto obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra. Ma se America, Cina ed India non adottano le stesse misure, nello stesso periodo, non si risolve mica il problema.

Quindi sarebbe piú produttivo una misura meno drastica, ma adottata globalmente, piuttosto che una misura drastica ma adottata solo in Europa.

Energia: ho sempre trovato abbastanza assurda e anti-italiana (visto che tanti fanno i nazionalisti) la posizione contraria a qualsiasi soluzione che favorisca una maggiore autonomia energetica dell’Italia. Mi piacerebbe che si arrivasse al giusto compromesso, guardando attentamente ai pro e contro per l’uomo e l’ambiente.

Senza girarci attorno, io non sono contro il rigassificatore galleggiante (alcuni politici non hanno ancora capito cosa sia un rigassificatore), non sono stato contro la TAP (Trans-Adriatic Pipeline), non sono contro l’utilizzo di giacimenti petroliferi in alcune aree italiane come in Basilicata e non sono contro l’installazione di impianti eolici o fotovoltaici in alcune aree specifiche (Spagna, Danimarca e Germania dovrebbero essere prese a riferimento). E potrei continuare.

E sul nucleare? A priori non sarei contrario (tanto abbiamo impianti nucleari in Francia, Svizzera ed in Slovenia: se pensate che in caso di disastro nucleare lí, la nuvoletta radiottiva si fermi alle vecchie dogane di confine, allora avete seri problemi). E sarei favorevole a quelli di terza generazione. Ma non la vedo una scelta “intelligente” per il consumo di acqua necessario al raffreddamento degli impianti. Le provviste di acqua saranno infatti uno dei problemi futuri e questi impianti vanno ad aumentarne il consumo. Quindi, per me, non é una prioritá.

Crescita del Mezzogiorno: é sempre un tema elettorale. Ed é sempre un tema che, una volta eletti, viene messo da parte. Vengo da lí, sono fiero di quelle origini, e vorrei davvero che tutte le enormi potenzialitá del Sud Italia venissero messe nelle condizioni di essere esaltate. Per il bene dell’Italia.

È un tema ampiamente trattato nel programma elettorale di Azione-Italia Viva- Calenda, in quello del PD, ed in quello della Lega e di Fratelli d’Italia.

Poche parole in quello di Forza Italia, mentre ho trovato “interessante” che tra i partiti che non ne parlano nel loro programma ci siano il Movimento 5 Stelle di Conte e Italexit di Paragone.

Insomma, ai miei amici del Sud direi di studiarsi bene i programmi, piuttosto che ascoltare qualche “venditore di fumo” che fa una narrazione diversa da quanto hanno poi programmato.

Famiglia: è un altro dei temi che stanno a cuore gli elettori. Ne parlano ampiamente tutti i partiti, tranne il Movimento 5 Stelle.

Ho peró trovato interessante che nessuno si sia arrischiato a dare una defizione di famiglia, tranne un solo partito. La Lega infatti afferma “La famiglia è il luogo dove uomo e donna si incontrano e si alleano“.

Quindi due uomini o due donne, oppure un vedovo o una vedova, non sono una famiglia, per la proprietá transitiva. Amen.

Minoranze: un tema praticamente assente da tutti i programmi politici. È citato solo due volte nel programma del PD che é anche l’unico ad aver inserito nel programma politico la parola LGBT+(insieme composito di organizzazioni lesbiche, gay, bisessuali, transgender).

Ma neanche il PD ci spende realmente e concretamente piú di tanto su questo tema. Fa riflettere questa cosa.

Un capitolo a parte: l’istruzione

Ho ovviamente analizzato altri punti dei programmi, ma mi sono poi soffermato su un aspetto concettuale. O meglio ho fatto una semplice riflessione:  “vediamo quali partiti o coalizioni hanno dato peso all’istruzione, sia come parola che come contenuto”.

Infatti, personalmente, ritengo che il grande problema dell’italia di oggi sia un continuo crescendo di mancanza di istruzione (In Italia solo il 20% della popolazione ha una laurea, e solo il 62% ha un diploma). E questo é un problema quando si va a votare.

Da una parte i partiti o leader populisti si auto-alimentano e sfruttano questa situazione.

Dall’altra, il confronto tra persone (che non si sanno documentare) alimenta una completa distorsione di questo o quel politico o partito politico di turno.

Quindi, per me l’istruzione dovrebbe essere il cuore di un qualsiasi programma politico che voglia davvero far crescere un paese.

Andando ad analizzare i programmi che cosa é emerso (decidete voi se sono poche o tante).

Nel programma di Fratelli d’Italia, la parola istruzione é usata tre volte in 40 pagine. C’è il capitolo “8 Rilanciare la scuola, l’università e la ricercain cui ci sono tante proposte, ma non é scritto da nessuna parte come vogliono realizzarle.

Nel programma di Azione, Italia Viva, Calenda, la parola istruzione é usata sei volte in 69 pagine. L’istruzione é una sezione specifica  (Migliorare i livelli di istruzione e combattere la dispersione scolastica) del capitolo Crescita del Mezzogiorno, é parte integrante di un capitolo specifico “Scuola, universitá e ricerca”, é parte del capitolo Welfare e terzo settore ed é parte integrante del capitolo Europa, esteri e italiani all’estero.

Nel programma di Forza Italia, la parola istruzione é usata due volte in 36 pagine. L’istruzione é parte di un capitolo sintetico “Forza Italia per la scuola”. C’é anche un capitolo “Forza Italia per l’Universitá”  a titolo di cronaca.

Nel programma della Lega, la parola istruzione é presente 25 volte su 202 pagine. C’è un ampio capitolo di circa tre pagine completamente dedicato all’Istruzione. Ed il concetto di miglioramento dell’istruzione é ribadito in altre sezioni.

Nel programma del M5S non é mai stata utilizzata la parola istruzione, zero parole in 13 pagine. C’é un capitolo brevissimo intitolato “PER LA FORMAZIONE: PERCHÉ SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA SONO LE FONDAMENTA DELLA NOSTRA SOCIETÀ“. Peccato che formazione ed istruzione non siano la stessa cosa. Qualcuno dovrebbe spiegarglielo.

Nel programma di Italexit non é mai stata utilizzata la parola istruzione, zero parole in 20 pagine.

E quindi chi ho votato?

Elezioni politiche: il mio voto
Elezioni politiche: il mio voto

Non sto certo a dire per chi ho espresso il voto. Credo che sia sempre una scelta individuale e che sia complicato trovare il partito o la coalizione che rispecchi in toto il proprio desiderio.

Posso solo dire che ho votato in estrema serenitá e coscienza, avendo seguito non solo queste ultime settimane di propaganda elettorale, ma soprattutto tutti gli anni in cui un pó tutti gli “attori in gioco” hanno giá governato e dimostrato se sono in grado di fare riforme che aiutino davvero la crescita dell’Italia.

Voglio chiudere con un paio di considerazioni legate al rischio di dittatura o fascismo, paventato da alcuni in queste settimane, sulla base dei sondaggi che danno in vantaggio il partito di centro-destra.

Mi viene solo da dire ai miei amici di sinistra (o pseudo tale): ma quando c’é stato il Referendum nel 2020 per la riduzione dei parlamentari, perché non avete riflettuto un pó di piú su questo potenziale rischio futuro? Personalmente, io mi ero posto la domanda a suo tempo (Referendum 2020: votiamo con metodo | EmigranTrailer).

La secoda osservazione é piú pratica, non di opinione. Non vedo un rischio di dittatura o fascismo se vince il centro-destra. Piuttosto vedo un rischio di ulteriore disastro economico dato che, ogni volta che il centro-destra ha governato, l’economia italiana ha rischiato il tracollo. Ma questo ovviamente, non é chiaro a tutti.

Gli italiani hanno la memoria corta.

In ogni caso, buon voto a tutti.

Andrea De Filippo

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ANDREA DE FILIPPO

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