Referendum 2020: votiamo con un minimo di studio

Nel fine settimana 20-21 Settembre, gli italiani sono chiamati a rispondere al quesito referendario “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie generale – n. 240 del 12 Ottobre 2019?” (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2019/10/12/240/sg/pdf)

Votando SÍ, l’elettore esprime la volontá di APPROVARE la riforma costituzionale votata dal Parlamento.

Votando NO, l’elettore esprime la volontá di NON APPROVARE la riforma costituzionale votata dal Parlamento.

Vivendo all’estero, in Germania, ho ricevuto ieri il certificato elettorale e la scheda elettorale. Ed ovviamente ho espresso il mio voto, inviando poi il tutto all’ Ufficio consolare Italiano, sperando che sia ricevuto entro le ore 16:00 di  martedí 15 Settembre 2020, termine ultimo per lo scrutinio del voto all’estero.

Ma come ho votato? Ho votato seguendo il seguente ragionamento, basato su semplici passaggi e azioni. E ho votato in base al merito, contenuto del referendum, e alle eventuali conseguenze (positive o negative), studiandomi i numeri, e non in base a simpatie o antipatie politiche.

I NUMERI DI BASE IN RELAZIONE ALLA POPOLAZIONE

La prima azione é stata verificare la rappresentaza parlamento in base al numero di abitanti della Repubblica Italiana, una delle discussioni presenti sui media e sui social, spesso supportata da populismo, ignoranza e superficialitá. Ne ho sentito davvero di cotte e di crude, con vari personaggi che sparavano numeri alla cieca.

Come stanno le cose? Partiamo dalla base: il numero di abitanti. Per conoscerlo basta far riferimento al’ultimo censimento, che si puó trovare sul portale dell’ISTAT, per i residenti in Italia (http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=18460), e all’AIRE (Associazione italiani residenti all’estero), di cui l’ultimo aggiornamento é riportato al 2019 in un articolo del Il Sole24 ore (https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/11/15/gli-italiani-allestero/).

In base a questi dati, ultimo aggiornamento, la popolazione residente in territorio italiano risulta essere di 60.244.639 abitanti, mentre  quella residente in territorio estero é di circa 5.300.000 abitanti.

La seconda azione é stata quella di scaricarmi la Gazzetta Ufficiale e di leggermi il testo di riferimento (poche righe che tutti possono leggersi!). Per chi fosse pigro o distratto, allego qui la parte relativa alla riforma referendaria (Figura 1).

Figura 1 – Estratto dalla Gazzetta Ufficiale del 12 Ottobre 2019 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2019/10/12/240/sg/pdf)

Andiamo in ordine, partendo dal numero dei deputati (Art. 56).

Si legge che é prevista una riduzione da seicento a quattrocento, e da dodici ad otto (sono quelli relativi alla circoscrizione estera).

Quindi, facendo riferimento al numero di abitanti, come cambierebbero le cose?

  • 600 deputati (attuale) -> 400 deputati (se passa la riforma) corrisponde a passare da 0,000996 % a 0,000664 %.
  • 12 deputati (attuale) -> 8 deputati (se passa la riforma) corrisponde a passare da 0,000226 % a 0,000151 %.

Sono variazioni significative ? Con numeri giá molto piccoli, sono sicuramente variazioni significative. Il problema é che il numero di partenza é giá molto piccolo (a differenza di quanto dichiarato da alcuni politici). Ridurlo ulteriormente mette a rischio il vero e proprio senso di “rappresentanza democratica”., infatti vorrebbe dire passare da 1 deputato ogni 100.000 abitanti a 0,6 deputati ogni 100.000 abitanti.

Leggiamo ancora l’articolo della Gazzetta Ufficiale. Il secondo punto é la ripartizione dei seggi per circoscrizioni, che attualmente si effettua dividendo il numero di abitanti per 618, e che con l’eventuale approvazione della riforma  si effettuerebbe  dividendo il umero di abitanti per 392.

Quindi, come cambierebbero le cose?

  • 97.483 seggi (attuale) -> 153.685 seggi (se passa la riforma)

La distribuzione dei seggi tra le circoscrizioni resta tuttavia vincolata in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione. Di conseguenza, le circoscrizioni con minor numero di abitanti perderebbero l’eventuale significativa rappresentanza democratica. In sintesi, verrebbero favorite le grandi circoscrizioni e si arriverebbe ad un modello simil USA, dove il peso “politico” di aree importanti come California e Florida é nettamente superiore a quello di South Dakota o Vermont. A mio modesto parere, non é proprio il massimo in termini di democrazia.

Proseguiamo, andando al numero dei senatori (Art. 57).

Si legge che é prevista una riduzione da trecentoquindici a duecento, e da sei ad quattro (sono quelli relativi alla circoscrizione estera).

Quindi, facendo riferimento al numero di abitanti, come cambierebbero le cose?

  • 315 senatori (attuale) -> 200 senatori (se passa la riforma) corrisponde a passare da 0,00052 % a 0,00033 %.
  • 8 senatori (attuale) -> 6 senatori (se passa la riforma) corrisponde a passare da 0,00015 % a 0,00011 %.

Sono variazioni significative? Vale lo stesso discorso fatto per i deputati. Con numeri giá molto piccoli, sono sicuramente variazioni significative. Il problema é che il numero di partenza é giá molto piccolo (a differenza di quanto dichiarato da alcuni politici). Ridurlo ulteriormente mette a rischio il vero e proprio senso di “rappresentanza democratica”.

Leggiamo ancora l’articolo della Gazzetta Ufficiale. Il secondo punto é il numero minimo di senatori per regione che passerebbe da sette a tre. Ecco, forse questo é l’unico punto che mi troverebbe davvero d’accordo perché, “tre”, lo ritengo giá un numero sufficiente per regione, considerando che giá ad oggi ci sono regioni sfavorite (il Molise ne ha due e la Valle d’Aosta uno).

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni resta anche in questo caso vincolata in proporzione alla popolazione delle Regioni o Province autonome (novitá aggiunta in questa riforma).

Proseguiamo, andando al numero dei senatori a vita (Art. 59).

Si legge che il Presidente della Repubblica puó nominarne al massimo 5. Ora, dal gennaio 2018, i senatori a vita sono 6, uno di diritto e cinque di nomina presidenziale.

Qui, non c’é bisogna di fare nessun calcolo percentuale per capire che non cambia sostanzialmente nulla, e che comunque trovo corretto avere un numero limitato (cinque o meno, non fa tutta questa differenza).

I COSTI E LA SPESA EFFETTIVA

La terza azione che ho fatto é stata quella di fare i “conti in tasca”, visto che uno dei cavalli di battaglia dei partiti favorevoli al SI della riforma é stata la dichiarazione di enorme risparmio per gli italiani. L’ argomento non é di facile analisi perché le spese di deputati e senatori sono di vario tipo e di tracciamento complicato. Per le fonti mi sono riferito a quelle ufficiali: camera dei deputati (https://www.camera.it/leg17/383?conoscerelacamera=4), camera dei senatori (https://www.senato.it/leg18/1075?voce_sommario=61) ed al seguente articolo che spiega bene la suddivisione delle spese: https://www.truenumbers.it/stipendio-parlamentare/.

Ora si puó decidere se fare un ragionamento su base lorda o netta dell’indennitá da parlamentare, per comprendere la spesa che comporta il numero dei parlamentari. Preferisco farle entrambe per evitare incomprensioni. In entrambi i casi, non é nulla di cosí complesso: basta una minima capacitá “matematica”.

Deputato (base lorda): 18.735 € / mese -> 224.820 € / anno

Quindi, i 600 deputati comportano una spesa lorda di 134.892.000 € all’ anno ovvero 2,24 € per abitante. Se si riduce il numero a 400 deputati, la spesa lorda si riduce a 89.928.000 € all’anno ovvero 1,49 € all’ anno per abitante.

Riassumento, su spesa lorda, parliamo di un risparmio di circa 0,75 € / anno per abitante italiano. Lascio a voi la considerazione se é poco o tanto, bilanciandola peró con la perdita di rappresentanza democratica.

Faccio notare che se il calcolo viene fatto su base netta (ovvero guardando all’indennitá effettiva che il deputato percepisce; il resto va allo Stato Italiano, ovvero torna in teoria a noi!) avremmo la seguente situazione.

Deputato (base netta): 13.335 € / mese -> 160.020 € / anno

Quindi, i 600 deputati comportano una spesa netta di 96.012.000 € all’ anno ovvero 1,59 € per abitante. Se si riduce il numero a 400 deputati, la spesa netta si riduce a 64.008.000 € all’anno ovvero 1,06 € all’ anno per abitante.

Riassumento, su spesa netta, parliamo di un risparmio di circa 0,50 €/anno per abitante italiano. Lascio a voi la considerazione se é poco o tanto, bilanciandola peró di nuovo con la perdita di rappresentanza democratica.

Posso ripetere esattamente lo stesso calcolo per i senatori: la sostanza non cambia.

Senatori (base lorda): 17.625 € / mese -> 211.500 € / anno

Quindi, i 315 senatori comportano una spesa lorda di 66.622.000 € all’ anno ovvero 1,10 € per abitante. Se si riduce il numero a 200 senatori, la spesa lorda si riduce a 42.300.000 € all’anno ovvero 0,7 € all’anno per abitante.

Riassumento, su spesa lorda, parliamo di un risparmio di circa 0,40 € / anno per abitante italiano. Lascio a voi la considerazione se é poco o tanto, bilanciandola peró con la perdita di rappresentanza democratica.

Senatori (base netta): 12.225 € / mese -> 146.700 € / anno

Quindi, i 315 senatori comportano una spesa netta di 46.210.500 € all’ anno ovvero 0,77 € per abitante. Se si riduce il numero a 200 senatori, la spesa netta si riduce a 29.340.000 € all’anno ovvero 0,49 € all’ anno per abitante.

Riassumento, su spesa netta, parliamo di un risparmio di circa 0,28 €/anno per abitante italiano. Lascio a voi la considerazione se é poco o tanto, bilanciandola peró con la perdita di rappresentanza democratica.

Quindi tirando le somme, per la riduzione del numero dei parlamentari, cosí come proposta:

  • su base lorda, si risparmierebbero 1,15 € / anno per abitante italiano
  • su base netta, si risparmierebbero 0,68 € / anno per abitante italiano

Mi si potrebbe fra notare: “peró é almeno qualcosa, meglio di niente, stiamo comunque parlando di circa 69 milioni di euro all’anno (su base lorda) oppure circa 48 milioni di euro all’anno (su base netta).

Vero. Peró vi siete mai chiesti quanto é la spesa pubblica italiana all’anno? Nel 2019, per fare un esempio, la spesa pubblica é stata il 45,5% del Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano (https://www.ilsole24ore.com/art/la-spesa-pubblica-cala-europa-ma-italia-sale-455percento-pil-ABbshIuB?refresh_ce=1). Stiamo parlando del 45,5% di 1788 Miliardi di euro, che equivale a dire circa 814 Miliardi di euro.

Quindi, la riduzione di 69 o 48 Milioni di euro all’ anno incide rispettivamente sulla spesa pubblica per lo 0,008 % o 0,005 %. Praticamente nulla!

Insomma, un’eventuale riduzione dei parlamentari non puó essere giustificata con una enorme riduzione degli sprechi della politica e con una incidenza eccessiva sul risparmio dei conti pubblici.

LA STORIA

La quarta azione che ho fatto é stata di fare un ripasso di storia.

Perché ho la sensazione e l’impressione che questa riduzione sul numero dei parlamentari non sia del tutto nuova? Soprattutto il numero quattrocento non mi é nuovo.

Ah, adesso ricordo: durante il periodo fascista, ci fu una cosa analoga! (https://www.camera.it/leg18/512?conoscerelacamera=354)

Come riportato sul sito della Camera dei Deputati “Il provvedimento approvato alla Camera il 16 marzo senza discussione riduceva le elezioni all’approvazione di una lista unica nazionale di 400 candidati, prevedendo la presentazione di liste concorrenti solo quando la lista unica non fosse stata approvata dal corpo elettorale. La compilazione della lista era compito del Gran Consiglio del Fascismo, dopo aver raccolto le designazioni dei candidati da parte delle confederazioni nazionali di sindacati legalmente riconosciute ed altri enti ed associazioni nazionali. (Testo unico 2 settembre 1928, n. 1993)”.

Ora non sto a dire che la storia si ripete. Peró un attimo di riflessione va fatta, soprattutto in questo periodo dominato da partiti populisti e sovranisti.

Inoltre, i promotori dell’attuale riforma costituzionale (Movimento 5 Stelle e Lega, come sottoscritto nel Programma del Cambiamento del Governo Conte I: https://download.repubblica.it/pdf/2018/politica/contratto_governo.pdf#35) lì ritengo poco attendibili quando si parla del merito di questo argomento.

Cosa voglio dire?

Bene, guardando ad una storia piú recente, nel 2016, c’era giá stata una proposta di riforma costituzionale che riguardava anche il taglio dei parlamentari (nello specifico dei senatori Art.57 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg). La riforma fu proposta dal PD con Renzi, capo politico. Ebbene allora i partiti che oggi sono favorevoli alla riforma erano fortemente contrari e schernivano i partiti politici che invece l’appoggiavano (il video di Di Maio del 2016 andrebbe visto e rivisto per far capire la coerenza dell’attuale classe politica italiana https://www.youtube.com/watch?v=WepjE73WuAk).

Figura 2 – Dichiarazione di Di Maio del 2016 in merito al referendum costituzione con video annesso (https://www.youtube.com/watch?v=WepjE73WuAk))

Mi si potrebbe obiettare dicendomi: “guarda che comunque ad Ottobre 2019  il disegno di legge é stato approvato in seconda deliberazione con 553 voti favorevoli, 14 voti contrari e 2 astenuti (maggioranza superiore ai due terzi dei componenti). Quindi, non é mica solo responsabilitá di M5S e Lega!”. Vero. Ma é proprio qui la questione: non é il numero dei parlamentari, ma la qualitá dei parlamentari (indipendentemente dal colore politico) che fa la differenza. E su questo aspetto voglio tornarci quando arrivo alle conclusioni.

IL CONFRONTO CON GLI ALTRI PAESI EUROPEI

La quinta azione che ho fatto é stata quello di fare un confronto con gli altri paesi europei. Qualche giorno fa, ho letto e visto dei video davvero imbarazzanti (a mio parere) di propaganda politica senza sapere di cosa si sta parlando. Prendo come spunto ad esempio il video live di Di Maio sulla sua pagina Facebook pubblicato il 5 Settembre alle ore 2:34 p.m. https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/videos/2707728082823219/).

A parte la grammatica italiana da rivedere, riporto in corsivo le dichiarazioni di Di Maio, il quale dice che:

  • Abbiamo votato all’unanimitá. Tre persone si saranno astenute, tre parlamentari. FALSO. Come ho scritto sopra 14 voti contrari e 2 astenuti (https://www.camera.it/leg18/126?tab=7&leg=18&idDocumento=1585-b&sede=&tipo=). Non cambia la sostanza (la maggioranza aveva votato il decreto), ma non è “unanimitá”. In piú dá l’idea di come i politici usino i numeri, sfruttando la memoria corta degli elettori;
  • in Germania, dove hanno piú cittadini di noi, hanno solo 700 parlamentari eletti”. VERO. Diciamo che Di Maio sbaglia di poco: sono 709 per essere piú precisi, 299 con mandato diretto e 410 dalle liste dei Land (https://www.bundestag.de/parlament/fraktionen#url=L3BhcmxhbWVudC9wbGVudW0vc2l0enZlcnRlaWx1bmdfMTl3cC9zaXR6dmVydGVpbHVuZzE5LTUyOTUyNA==&mod=mod485836). A Di Maio peró forse sfugge che la Germania é una Repubblica Federale, la cui amministrazione é “leggermente” diversa (sono ironico) da quella italiana. Inoltre, il sistema parlamentare tedesco non é bicamerale. Insomma, Di Maio ha confrontato una pecora ed una capra, che evidentemente non sono la stessa cosa;
  • perché in Francia ne hanno 600”. FALSO. Anzi, FALSISSIMO. Il parlamento francese é come quello italiano bicamerale, con il Senato e L’Assemblea Nazionale. Il Senato é costituito da 348 senatori (https://www.senat.fr/elus.html) mentre L’ Assemblea Nazionale é costitutita da 577 deputati (http://www.assemblee-nationale.fr/dyn/vos-deputes). Quindi il totale dei parlamentari in Francia é 925, non 600;
  • “e perché in paesi come il Regno Unito, come l’Inghilterra, ne hanno circa 600”. FALSO. Anzi, FALSISSIMO. Premesso che Regno Unito e Inghilterra sono due cose diverse (forse Di Maio ha bisogno anche di un ripasso di geografia politica visto che é il “nostro” Ministro degli Esteri), anche qui il Parlamento é bicamerale come in Italia. Esistono la camera dei Lord e la Camera dei Comuni. La Camera dei Lord é costituita da 785 persone (https://members.parliament.uk/members/Lords) mentre la Camera dei Comuni é costituita da 650 persone (https://members.parliament.uk/members/Commons). Quindi il totale dei parlamentari nel Regno Unito é 1435, non circa 600.
  • “la veritá é che in Germania ce ne sono 700, in Francia 600, in Inghilterra circa 600, noi ne abbiamo 945. E sono troppi”. Qui non ribadisco le inesattezze dette da Di Maio. Peró condivido in parte l’affermazione “e sono troppi”. Avrei aggiunto: “e sono troppi ignoranti, impreparati, inqualificati, come chi vi sta parlando”. Questo é il vero problema del Parlamento italiano. Non il numero. Ma la qualitá di questo numero, come accennavo nel paragrafo precedente.

Al di lá di Di Maio e dei numeri FALSI da lui dichiarati, ho voluto poi fare un ulteriore esercizio di confronto con gli altri paesi della comunitá europea cercando di capire se davvero l’Italia é il paese con la piú alta rappresentanza parlamentare pro-capite.

La faccio breve e riassumo tutto nella successiva tabella.

Tabella 1 – Stati Europei classificati in base al numero di Parlamentari per 100.000 abitanti (ultima colonna) https://www.emigrantrailer.com/wp-content/uploads/2020/09/Emigrantrailer_Parlamentari-Stati-Europei-1.png

L’ Italia é attualmente al diciottesimo posto su ventisei nazioni. Non é la nazione con la rappresentanza pro-capite piú elevata come, invece, detto e ridetto in questi giorni. Se passa la riforma costituzionale con la riduzione da 945 a 600 parlamentari il rapporto dei parlamentari per 100.000 abitanti scenderebbe da 1,6 a 1,0; ovvero l’Italia diventerebbe l’ultima nazione europea tra quelle con parlamento bicamerale. E non é un bene per la democrazia.

Questi sono i numeri. Questi sono i fatti. Ognuno puó verificare autonomamente, cortesemente non ascoltando il ciarlatano o l’influencer di turno, ma andandosi a studiare i dati direttamente dalle fonti.

CONCLUSIONI: QUANTITÀ o QUALITÀ

Nel mio lavoro privato mi trovo spesso a fare valutazioni e a prendere decisioni in ambito tecnologico e scientifico. Devo bilanciare tanti fattori: tempistica, costi, sicurezza, applicabiltá, qualitá e tanti altri. Uno di quelli su cui faccio fatica a “mollare la presa” é proprio la qualitá. Se vuoi ottenere un buon risultato, che sia anche duraturo, non puoi prescindere dalla qualitá.

La situazione legata a questa riforma parlamentare é molto simile. Puoi sicuramente ridurre la quantitá, tipo da 945 a 600, per avere un (fittizio) risparmio economico, ma se poi questi 600 sono di qualitá scadente, il problema resta e non é mai risolto. Anzi é aggravato perché col passare delle settimane emergeranno problemi che questi 600 (di bassa qualitá) non sono in grado di gestire. Inoltre, dall’altra parte, magari su 945, hai la minima speranza di trovarne qualcuno decente, di qualitá superiore alla media.

Il vero problema dei parlamentari italiani é proprio questo: molti (forse la maggiorparte) sono di qualitá scadente.

Pertanto, io non sono a favore della riduzione o dell’aumento del numero dei parlamentari. Il numero attuale (945) mi sembra in linea con gli altri paesi europei, di stampo democratico. E credo di averlo dimostrato con i numeri e non con le chiacchiere. Ben vengano opinioni contrarie, ma cortesemente supportate con qualche dato e non con le opinioni di tizio o caio.

Per chiudere, vorrei fare due ultime considerazioni di stampo propositivo.

Vogliamo invece risparmiare sulla spesa pubblica? BENISSIMO. Allora manteniamo i 945 parlamentari, riduciamo l’indennitá lorda del 50% e ottieniamo il seguente risultato:

  • spesa lorda di circa 100.000.000 € all’anno (deputati+senatori) ovvero 30% in meno che con la riduzione da 945 a 600 parlamentari;
  • maggiore probabilitá che chi venga eletto a deputato o senatore lo faccia davvero per amore della politica, e non per scaldare una poltrona;
  • maggiore probabilitá che chi affianca il deputato o senatore eletto lo faccia motivato da passione e interesse e non per avere un facile stipendio (nota a margine: sarei curioso di conoscere sia il numero effettivo di collaboratori che il loro rispettivo reddito);
  • mantieni e garantisci una rappresentanza democratica, anche per le circoscrizioni meno popolose;

Vogliamo invece aumentare la qualitá dei parlamentari? BENISSIMO. Allora basterebbero un paio di azioni correttive all’attuale modalitá di fare politica in Italia:

  • La prima puó sembrare banale, ma io farei fare un test di grammatica italiana, un test di conoscenza della Costituzione Italiana, un test di lingua straniera, un test di economia, un test di geo-politica, un test di storia e un test di matematica. Niente di complicato. Roba da scuola superiore. Se non passi il test, non puoi essere eletto né a senatore né a deputato. senza ulteriori discussioni;
  • La seconda é il divieto di utilizzo di canali social personali (twitter, facebook, instagram, etc.) per comunicazioni di tipo istituzionale;
  • La terza é una presenza minima in parlamento, quantificata non sui giorni, ma sulle ore di presenza e sugli interventi in merito a decreti di legge o quant’altro. Se alla fine di un semestre non si raggiunge un determinato quorum di presenze, si perde il diritto di rappresentanza parlamentare.

Insomma, non mi sembra di chiedere la luna.

Spero di aver dato materiale per una buona dose di riflessione e per andare tra una settimana alle urne con la coscienza di aver fatto tutte le dovute valutazioni necessarie.

Per ulteriori chiarimenti sui dati, commenti o anche critiche (purché si mantenga il giusto rispetto), potete utilizzare lo spazio al fondo dell’articolo.

Andrea De Filippo

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6 Responses to Referendum 2020: votiamo con un minimo di studio

  1. Nadia says:

    Complimenti per l’ottima analisi della situazione. Sicuramente adesso ho le idee molto più chiare. Grazie

    • Grazie a te Nadia. Il mio intento era far riflettere utilizzando i dati e le informazioni ufficiali, e non le opinioni politiche o politicizzanti. Se la mia analisi é servita a chiarire le idee, mi fa piacere e ti chiedo di condividerla in modo da far riflettere chi é ancora indeciso o chi ha un minimo di volontá di arrivare preparato per poi votare con serenitá.

      Buona giornata

  2. Francesca says:

    Grazie infinte Andrea!
    Il tuo approfondimento è chiaro limpido e mi ha convinto ad andare nella direzione che pensavo.
    Spero che in tanti leggano le tue analisi e riflessioni, io intanto faccio il mio e condivido il tuo link, nella speranza che abbia lo stesso effetto che ha fatto a me.
    Grazie ancora e buona giornata!
    Ciao 👋🏻

    • Grazie a te Francesca. Io spero davvero che l’elettore vada a votare perché ha fatto una riflessione profonda sulle conseguenze (positive e negative) del passaggio della riforma. E non per simpatia o antipatia politica. Il voto é un diritto, ma anche un dovere. E su questo aspetto é giusto arrivare al voto con un minimo di studio.
      Un abbraccio

  3. Daniele says:

    Analisi perfetta. È quello che cerco di far capire a tanti amici….la vera pecca del nostro sistema attuale è la qualita’ di chi va a rappresentarci. Ricordiamoci che dei 945 attuali 450 parlamentari non solo eletti in quanto indicati dalle segreterie nei colleggi blindati. Semmai vanno aumentati per rappresentar di piu’ i territori ma tutti con le preferenze e dando una sforbiciata ai rimborsi che sono quelli che fanno lievitare lo stipendio del parlamentare che ricordiamoci per legge è equiparato a quello dei giudici. Con la riduzione dei parlamentari saranno sempre di più quelli scelti dalle segreterie che co. il voto dei cittadini.

    • Graie Daniele! Domani, se non ho imprevisti, pubblico su facebook un disegno che dovrebbe essere molto esplicativo su questo concetto fondamentale: conta la qualitá, e ne abbiamo giá poca. Col taglio, la azzeriamo perché, come scrivi tu, i parlamentari saranno sempre piú quelli scelti dalle segreterie di partito (il che non é garanzia di qualitá!)

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