CORONA VIRUS (COVID-19): Ultimo articolo/analisi sulla situazione in Italia

Questo che mi appresto a scrivere é l’ultimo articolo/analisi della situazione in Italia in merito al COVID-19. Al fondo spiego le varie motivazioni che mi hanno spinto verso questa decisione.

Nel frattempo, questo é il quadro aggiornato al 27 di Maggio 2020 (https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/blob/master/schede-riepilogative/regioni/dpc-covid19-ita-scheda-regioni-20200527.pdf).

L´Italia ha trascorso la terza settimana dall’inizio della cosiddetta fase 2 e la situazione é la seguente: un numero totale di 231139 per i casi positivi, di cui 33072 per i decessi, 505 di persone in terapia intensiva e di 147101 di dimessi/guariti. É una situazione in deciso miglioramento, paragonabile a quella di altre nazioni europee (http://www.emigrantrailer.com/2020/05/29/corona-virus-covid-19-latest-update-of-the-evolution-in-the-world-27-may-2020/).

Figura 1 – Evoluzione settimanale dei casi totali COVID-19 in Italia dal 18 Febbraio al 26 Maggio 2020, suddivisi in tre aree: pre-lockdown (blu), durante lockdown (arancio) e post-lockdown (verde)

In Figura 1 ho sintetizzato l’evoluzione dei casi in Italia, riportando l’incremento settimanale a partire da metá Febbraio fino ad oggi. Ho separato i dati in tre settori: pre-lockdown (blu), durante il lockdown (arancio) e post-lockdown o “fase2” (verde). L’andamento nazionale delle ultime due settimane é sicuramente confortante, con una progressiva diminuzione dei casi positivi (una media di circa 550 casi giornalieri nell’ultima settimana) e un miglioramento di tutti gli altri dati presi in esame. Personalmento speravo in un ulteriore drastica riduzione tra la tredicesima e la quattordicesima settimana, ma comunque ritrovarsi con circa 1/10 dei casi nelle settimane piú critiche (4° e 5° settimana) é sicuramente un dato confortante.

I successivi grafici mantegono lo schema precedente, riportando i dati di casi, decessi, tamponi e terapia intensiva per diverse aree geografiche italiane. Come linea di tendenza nei grafici a barre, ho mantenuto la polinomiale ma, avendo accumulato molti piú dati, sono adesso del quarto grado.

Andiamo nel dettaglio.

La prima area é sempre quella relativa alla Lombardia e all´Emilia Romagna che ho indicato come North Central – Italy.

Figura 2 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Lombardia ed Emilia Romagna
Figura 3 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Lombardia ed Emilia Romagna
Figura 4 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Lombardia ed Emilia Romagna
Figura 5 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Lombardia ed Emilia Romagna

In Lombardia, sono diminuiti i casi ogni tre giorni. Adesso i valori sembrano progressivamente decrescere al di sotto dei 700 casi ogni tre giorni (Figura 2). Decisamente piú significativo é il miglioramento della statistica sui decessi, poco inferiore ad una media di 40/giorno (Figura 3). Sono ancora numeri importanti, ma sicuramente in fase calante. Il numero dei tamponi é stato sempre in continua crescita (quasi 700.000, Figura 4), e solo negli ultimi tre giorni (circa 27.000) é stato inferiore alla media delle ultime settimane (circa 37.000). Il numero dei ricoverati in terapia intensiva (Figura 5), non é diminuito drasticamente ma é comunque molto inferiore (175) rispetto a metá Maggio (322).

La situazione in Emilia Romagna continua a migliorare in modo rapido: il numero di casi é intorno ai 20/giorno (Figura 2) e il numero di decessi é intorno ai 10/giorno (Figura 3). Il numero di tamponi ha superato 300.000 (Figura 4), ed anche qui negli ultimi tre giorni (circa 9.700) i valori sono stati inferiori alla media delle ultime settimane (circa 12.500 ogni tre giorni). Invece il numero di ricoverati in terapia intensiva é inferiore ad 80 (Figura 5).

La seconda area analizzata é quella del Nord-Est, dove osservando la situazione dei casi (Figura 6) si puó apprezzare immediatamente il miglioramento raggiunto.

Figura 6 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano
Figura 7 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano
Figura 8 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano
Figura 9 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano

In Veneto abbiamo solo poco meno di 30 casi ogni tre giorni (Figura 6), in costante diminuzione. Simili valori si registrano per il numero dei decessi (Figura 7), mentre il numero dei ricoverati in terapia intensiva (9) é diminuito notevolmente (Figura 9). Anche qui, il numero dei tamponi (Figura 8) é rimasto molto elevato (> 600.000), ma a differenza di Lombardia ed Emilia Romagna, negli ultimi tre giorni (circa 34000), i valori sono stati addirittura superiori alle medie delle ultime settimane (32.500). Un bel segnale di non voler abbassare il livello di attenzione.

In Friuli Venezia Giulia, la situazione é decisamente piú tranquilla con una media giornaliera inferiore a 7 casi (Figura 6), un numero di decessi molto basso (Figura 7) e 1 solo ricoverati in terapia intensiva (Figura 9). Il numero di tamponi (Figura 8) negli ultimi tre giorni (circa 4.200) é stato inferiore alla media delle precedenti settimane (circa 6.000).

Le province autonome di Trento e Bolzano hanno registrato una situazione differente nelle ultime settimane, anche se entrambe in una situazione decisamente confortante. In particolare mentre Trento ha registrato medie giornaliere di 6 casi/giorno (Figura 6) e di poco meno di 2 decessi/giorno (Figura 7), la provincia di Bolzano non ha registrato né casi né decessi negli ultimi tre giorni. E´opposta la situazione per i ricoverati in terapia intensiva (Figura 9), con 2 sole presenze in provincia di Trento contro le 5 in provincia di Bolzano. Similmente al Friuli Venezia Giulia, il numero dei tamponi é sensibilmente diminuito negli ultimi giorni (Figura 8).

Spostandoci verso occidente, la situazione per le regioni nord-occidentali continua ad essere estremamente disomogenea.

Figura 10 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
Figura 11 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
Figura 12 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
Figura 13 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta

Il Piemonte ha ulteriormente ridotto il numero di casi giornaliero, adesso intorno a 70 casi/giorno (Figura 10) e gradulamente continua a diminuire il numero dei decessi (Figura 11), che oscilla intorno ai 15 decessi/giorno nell’ultima settimana. Il numero dei ricoverati in terapia intensiva (Figura 13) é finalmente dimunito significativamente (68) ed il numero dei tamponi (Figura 12) ha quasi raggiunto quota 300.000.

In Liguria la situazione é in continuo graduale meglioramento con un numero di contagiati sceso al di sotto dei intorno a 40/giorno (Figura 10), ed una ancora piú marcata riduzione dei decessi (Figura 11). Il numero dei ricoverati in terapia intensiva é sceso a 14 (Figura 13), mentre la media del numero di tamponi giornaliero (Figura 12) é rimasta praticamente stabile anche in queste ultime due settimane.

Decisamente positiva é la situazione in Valle d’Aosta, dove nelle ultime settimane si sono registrati pochissimi casi (Figura 10), nessun decesso negli ultimi dieci giorni (Figura 11) e un solo ricoverato in terapia intensiva (Figura 13). Anche qui, come in altre regioni, il numero di tamponi (Figura 12) negli ultimi tre giorni (380) é stato inferiore alla media delle ultime due settimane.

Spostandoci verso il centro Italia, i precedenti miglioramenti si sono confermati.

Figura 14 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Toscana, Marche e Umbria
Figura 15 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Toscana, Marche e Umbria
Figura 16 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Toscana, Marche e Umbria
Figura 17 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Toscana, Marche e Umbria

In Toscana, si é arrivati a meno di dieci casi al giorno (Figura 14) e a un numero di decessi inferiore ai 5 al giorno (Figura 15). Il numero dei tamponi é a quasi 240.000 (Figura 16) con una media ogni tre giorni abbastanza costante (circa 10.000), ed il numero dei ricoverati in terapia intensiva (31) é drasticamente diminuito (Figura 17).

Le Marche e l’Umbria hanno adesso una situazione molto simile con numeri confortanti sia per i casi documentati (Figura 14), che per i decessi (Figura 15). Le due regioni differiscono ancora per il numero dei tamponi assoluto e giornaliero (Figura 16) con le Marche ancora superiore all’ Umbria, e per il numero dei ricoverati in terapia intensiva (Figura 17): 13 per le Marche e solo 2 per l’Umbria.

Figura 18 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Lazio, Abruzzo e Molise
Figura 19 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Lazio, Abruzzo e Molise
Figura 20 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Lazio, Abruzzo e Molise
Figura 21 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Lazio, Abruzzo e Molise

Rimanendo in centro Italia ma spostandoci piú a sud, tra le tre regioni evidenziate, il Lazio resta quella con i piú alti valori in ogni parametro analizzato: 15 casi/giorno (Figura 18), poco piú di 5 decessi al giorno (Figura 19), piú di 240.000 tamponi (Figura 20) e ancora 45 ricoverati in terapia intensiva (Figura 21).

Abruzzo e Molise sembrano riflettere lo scenario precedente di Marche e Umbria. Il numero dei casi in Abruzzo é adesso inferiore a 5/giorno, mentre in Molise é abbastanza stabile sui 2/giorno (Figura 18).  Molto basso il numero dei decessi (Figura 19) con una media di 2 al giorno in Abruzzo e totale assenza di decessi in Molise nelle ultime settimane (Figura 19). A supporto di questo scenario positivo c’é anche il basso numero dei ricoverati in terapia intensiva: 3 per l’Abruzzo e 2 per il Molise (Figura 21). Il numero dei tmaponi (Figura 20) é rimasto mediamente invariato in Abruzzo (circa 4000 ogni tre giorni), mentre é diminuito in Molise (circa 400 negli ultimi tre giorni).

Spostandoci al Sud, i dati continuano a mostrare una situazione di tranquillitá.

Figura 22 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata
Figura 23 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata
Figura 24 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata
Figura 25 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata

In Campania, si registrano circa 8 casi/ giorno (Figura 22) e pochissimi decessi (Figura 23), con una media inferiore ad 1/giorno nelle ultime due settimane. Il numero dei tamponi é arrivato a circa 185.000 (Figura 24) e i ricoverati in terapia intensiva sono solo 6 (Figura 25).

La Puglia ha una situazione abbastanza simile alla Campania per il numero dei casi, circa 7 al giorno (Figura 22). Diversa é la situazione per i decessi con una media di quasi 3 al giorno (Figura 23) e per il numero di ricoverati in terapia intensiva: 17 ad oggi (Figura 25). Resta costante (media ogni tre giorni di poco piú superiore ai 5.500) il numero dei tamponi, ma molto inferiore a quello della Campania (Figura 24).

Calabria e Basilicata hanno entrambe una situazione ottimale con un numero di casi/giorno praticamente nullo (Figura 22), nessun decesso (Figura 23) da una decina di giorni (in Basilicata addirittura da una ventina di giorni) e quasi assenza di ricoverati in terapia intensiva (Figura 25): uno in Calabria, nessuno in Basilicata. La media dei tamponi (Figura 24) é stabile in Basilicata (circa 1.700 ogni tre giorni), mentre é leggermente diminuito in Calabria (circa 2.600 ogni tre giorni contro una media precedente di quasi 3.500).

Guardando alle isole, la situazione é rimasta confortante come un paio di settimane fa.

Figura 26 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Sicilia e Sardegna
Figura 27 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Sicilia e Sardegna
Figura 28 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Sicilia e Sardegna
Figura 29 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Sicilia e Sardegna

In Sicilia il numero dei casié sceso intorno a 4/giorno (Figura 26) ed anche il numero dei decessi é adesso inferiore ad 1/giorno (Figura 27); ci sono peró ancora 10 ricoverati in terapia intensiva (Figura 29). Il numero totale dei tamponi ha raggiunto 140.000 (Figura 28).

La Sardegna presenta una situazione migliore con pochissimi casi giornalieri (meno di uno al giorno) (Figura 26), cinque decessi nelle ultime due settimane (Figura 27), e solo due ricoverati in terapia intensiva (Figura 29). Il numero dei tamponi in Sardegna ha superato 50.000 (Figura 28).

Come solito, allego la tabella riassuntiva che traduce le precedenti considerazioni in tre livelli di rischio (alto, medio e basso), sulla base degli ultimi dati pubblicati e dei trend analizzati.

Tabella 1 – Riassunto sulla valutazione di rischio, sulla base dei dati attuali ed evoluzione nel tempo

Rispetto alla precedente e ultima valutazione (http://www.emigrantrailer.com/2020/05/12/corona-virus-covid-19-la-situazione-in-italia-dopo-linizio-della-fase-2/) tantissimi sono stati i miglioramenti e non si registrano piú regioni nella categoria ad alto rischio, anche se i numeri in Lombardia la pongono appena dentro la categoria di medio rischio. In questa categoria resta ancora il Piemonte, mentre tutte le altre regioni rientrano nella categoria a basso rischio.

Veniamo ora alla decisione di non continuare piú in questa analisi, almeno per quanto riguarda l’Italia. I motivi sono molteplici, ma ne indico solo i principali:

  1. Tracciare costantemente tutti i dati, controllare, ri-controllare, graficare e poi scrivere di pugno proprio quanto si é elaborato (e non copiando da altre parti), porta via una enorme quantitá di tempo. Quello che pubblico é in genere il 20% di quanto studio ed analizzo: quindi si puó comprendere quante ore vengono utilizzate. Nelle prossime settimane preferirei dedicare queste ore ad altre attivitá, piú vicine allo sport e alla filosofia di base del mio sito;
  2. Ho imparato in questi mesi che la questione COVID-19 in Italia é troppo politicizzata sia dai media che da chi legge. E vorrei evitare di finire incastrato in questa tipologia di dinamiche. Poche volte ho osservato considerazioni obiettive sulla base dei soli dati, e non delle opinioni, guidate da questo o quel giornalista, o politico. Nelle prossime settimane preferirei dedicarmi al COVID-19 per le analisi a livello globale perché anche questo rientra nella filosofia di base del mio sito: “oltre i confini fisici”; oltre, il pur importante, punto di vista italiano;
  3. Credo che, a valle di questi primi mesi, dal punto di vista analitico, quello che sará importante nelle prossime settimane in Italia é documentare con accuratezza cosa é accaduto in questi primi cinque mesi del 2020. In particolare, sarebbe molto utile completare l’analisi di tutti i decessi documentati come COVID-19: luogo, etá, stato di salute pregresso, stile di vita (cibo, sport, etc.). Questo consentirebbe di avere una fotografia quanto piú possibile vicino alla realtá per poter opportunamente programmare gli interventi in caso di una seconda ondata di contagi. E questa é una analisi che puó essere fatta solo ed esclusivamente da chi lavoro nel settore medico e ospedaliero, come ho sempre sostenuto sin dall’inizio. Quindi, non certamente da me.

Legandomi al punto 3, da un punto di vista di trasparenza e chiarezza (come accaduto in altri paesi), in futuro, sarebbe opportuno generare grafici o tabelle che facilitino la comprensione ad ogni singolo cittadino delle eventuali scelte di governo nazionale e/o regionale. E sarebbero molto utili anche a chi deve prendere decisioni, non lasciandosi trasportare da interessi elettorali. A mio modesto parere sono utili sia i grafici precedenti su medie calcolate ogni tre giorni o settimanali, evitando di seguire con titoloni e dichiarazioni le oscillazioni giornaliere, sia grafici che danno un’idea dell’andamento attuale verso quello storico. A titolo di esempio riporto la successiva figura.

Figura 30 – Medie annuali (in blu) dei decessi per problemi respiratori tra il 2008 ed il 2017 e decessi da COVID-19 (in rosso) per le diverse regioni italiane

La Figura 30 riporta un confrontro tra le medie annuali (in blu) dei decessi per problemi respiratori tra il 2008 e il 2017 e i decessi per COVID-19 (in rosso) in Italia nel 2020. Prima di addentrarmi nell’analisi, vorrei chiarire alcuni punti:

  1. I dati relativi ai decessi per problemi respiratori sono quelli presenti nell’archivio storico dell’ISTAT (qui ho spiegato in passato come accedervi: http://www.emigrantrailer.com/2020/04/09/come-accedere-alle-banche-dati-e-allo-storico-istat/);
  2. Per “decessi per problemi respiratori” si intendono quelli riportati nella classificazione dell’ISTAT, ovvero la cui causa iniziale di morte é dovuta a: malattie respiratorie (influenza e polmonite), malattie croniche delle basse vie respiratorie (asma), altre malattie croniche delle basse vie respiratorie, altre malattie del sistema respiratorio;
  3. Per media annuale si intende il numero di decessi avvenuto ogni anno (dodici mesi) dal 2008 al 2017 (quindi su una base di dieci anni). In un precedente articolo (http://www.emigrantrailer.com/2020/03/27/corona-virus-covid-19-historical-data-of-deaths-from-respiratory-diseases-in-italy-and-current-situation/), ho giá riportato i numeri totali degli ultimi 10 anni e le relative medie annuali;
  4. I dati dei decessi COVID-19 (in rosso) sono quelli pubblicati sul sito del Dipartimento della Protezione Civile (http://opendatadpc.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/b0c68bce2cce478eaac82fe38d4138b1).

Fatta questa premessa, soffermiamoci sul grafico.

È evidente che la letalitá del COVID-19 ha avuto un’incidenza notevole in Lombardia: ad oggi si registrano piú del doppio dei decessi medi annuali per problemi respiratori. Se é vero che la Lombardia ha un sesto della popolazione italiana, é anche vero che i decessi da COVID-19 risultano essere il 50% di quelli sul territorio italiano, quando invece normalmente la Lombardia rappresenta il 15% dei decessi per problemi respiratori. Se ci si sofferma su questo aspetto e si mostrano i dati (funziona cosí in altre nazioni quando si parla ai cittadini), puó essere molto piú efficace far arrivare il messaggio delle eventuali scelte. Questo eviterebbe anche di generare l’insorgere di fazioni “pro” o “contro”, di “noi” e “voi”, e favorirebbe anche la generazione di senso di solidarietá che in molti é venuto meno soprattutto nelle ultime settimane.  

Le altre regioni fortemente condizionate da questo virus sono state fino ad oggi: Piemonte, Emilia Romagna, Liguria, Marche, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. In queste regioni gli attuali decessi per/con COVID-19 hanno giá raggiunto le normali medie annuali dei decessi per vie respiratorie. Ma ovviamente siamo solo a Giugno ed é ovvio che nei dati del 2020 mancano appunto i decessi per malattie respiratorie, in aggiunta a quelli da COVID-19.

Altre regioni, come il Veneto e l’Abruzzo, sono piú o meno in linea con le medie annuali. Tutte le altre regoni hanno valori inferiori alle medie annuali.

Sulla base degli ultimi dati incoraggianti, concludo augurandomi che questi mesi abbiano fornito le necessarie basi per fronteggiare opportunamente una eventuale seconda ondata di contagi, ovvero senza generare confusione e panico da parte di chi amministra in maniera nazionale e regionale, senza generare confusione e panico da parte di chi si occupa di comunicazione, senza arrivare impreparati a gestire eventuali emergenze sanitarie, e senza sottovalutazione da parte di tutti (quindi con rispetto delle semplici misure precauzionali) di questo virus, con cui dovremo imparare a convivere adattando i nostri stili di vita (e non certamente smettendo di “vivere”, dominati dalla paura).

Andrea De Filippo

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