CORONA VIRUS (COVID-19): La situazione in Italia dopo 7 settimane di lockdown e prospettive di ripresa regione per regione, con valutazione del rischio su allentamento misure di lockdown

Figura 1 – Confronto tra la provincia cinese dello Hubei e l’Italia sull’evoluzione dei casi COVID-19 a partire dal primo giorno di lockdown

L´Italia é arrivata alla settima settimana di “Lockdown”, con un numero totale di 205463 per i casi totali, di cui 27967 per i decessi, 1694 di persone in terapia intensiva  e di 75945 di dimessi/guariti, secondo il rapporto del governo italiano pubblicato il 30 Aprile (http://opendatadpc.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/b0c68bce2cce478eaac82fe38d4138b1).

Come illustrato nei weekend passati, l’attuazione della quarantena forzata ha sicuramente portato dei benefici e anche l’ultima settimana ha mostrato un ulteriore rallentamento del numero dei contagiati. Si é infatti passati dai 3170 casi/giorno della settimana precedente ai 2320 casi/giorno di quest’ultima settimana. Confrontando le evoluzioni tra la provincia dell’Hubei in Cina a Febbraio e l’Italia (Figura 1) rimangono le differenze sostanziali sui valori assoluti.

L’ultima settimana é stata caratterizzata in Italia da una forte discussione politica e sociale sulle dichiarazioni del premier in merito all’attuazione della fase 2, a partire dal prossimo lunedí. Non voglio entrare nel merito delle decisioni che verranno prese e neanche su come siano state eseguite le previsioni da parte della Task Force scientifica. Preferisco continuare ad analizzare i dati attuali e, sulla base di questi, fare le mie personalissime considerazioni.

Per quest´ultima settimana, in aggiunta all’aumento dei casi e decessi ogni tre giorni, ho aggiunto due ulteriori grafici per ogni area geografica: il numero totale dei tamponi eseguiti e il numero totale dei ricoverati in terapia intensiva.  Sul primo non trovo una significativa utilitá scientifica ma lo ho aggiunto perché mi é stato richiesto cortesemente e non vedo problemi (tranne il lavoro in piú per me!) per condividere questo tipo di dati con chi ha interesse. Sul secondo invece posso dire che era uno dei dati su cui stavo basando la valutazione di rischio per la riapertura. Infatti, uno dei veri e grandi problemi delle prime ore e dei primi giorni della pandemia é stata la possibilitá di curare tutti i casi gravi allo stesso modo e tempo. È ovvio che, in ottica preventiva in caso di seconda ondata di contagiati (nessuno puó escluderla), bisogna quantomeno essere certi che, regione per regione, non si abbiano ancora numeri troppo alti di ricoverati in terapia intensiva.

La fonte originaria dei dati utilizzati per quest’articolo é sempre la stessa: il governo italiano e i dati che giornalmente vengono pubblicati dalla Protezione Civile (http://opendatadpc.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/b0c68bce2cce478eaac82fe38d4138b1).  Le linee di tendenza che riporto sui grafici a barre sono semplici polinomiali di secondo ordine (volutamente non le ho ottimizzate in quanto l’operazione sarebbe un puro esercizio matematico con poca valenza) con l’unico obiettivo di dare un’idea del trend, e non una data o previsione di azzeramento dei casi.

Andiamo nel dettaglio.

La prima area é sempre quella relativa alla Lombardia e all´Emilia Romagna che ho indicato come North Central – Italy. La Lombardia ha ancora un numero alto di contagi ogni tre giorni, ma i valori adesso sono scesi intorni a 2000 (Figura 2). É diminuito anche il numero di decessi che adesso é poco superiore ad una media di 100/giorno (Figura 3). Sono ancora numeri importanti, ma sicuramente in fase calante. Il numero dei tamponi é in forte crescita (quasi 380000, Figura 4), mentre é deciamente importante la curva a campana del numero di ricoverati in terapia intensiva (Figura 5). Il trend é decisamente positivo (diminuzione continua), ma si registrano ancora circa 600 casi: un numero oda non sottovalutare.

La situazione in Emilia Romagna é migliore relativamente alla Lombardia ed ai dati di una settimana fa: il numero di casi é intorno ai 250/giorno (Figura 2) e il numero di decessi é intorno ai 40/giorno (Figura 3). Continua la diminuzione settimana dopo settimana.  E tale diminuzione si registra anche per il numero d ricoverati in terapia intensiva, adesso inferiore a 200 (Figura 5). Il numero totale dei tamponi é meno della metá di quelli in Lombardia (Figura 4).

Figura 2 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Lombardia ed Emilia Romagna
Figura 3 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Lombardia ed Emilia Romagna
Figura 4 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Lombardia ed Emilia Romagna
Figura 5 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Lombardia ed Emilia Romagna

Spostandoci nel Nord Est, in Veneto il numero di casi di COVID-19 é intorno a 380 (Figura 6), il numero dei decessi é leggermente aumentato (Figura 7), avvicinandosi ai valori registrati in Emilia Romagna, mentre il numero dei ricoverati in terapia intensiva é sceso a valori prossimi alla centinaia (Figura 9). Come ben noto, il numero di tamponi é molto elevato, appena al di sotto di quelli eseguiti in Lombardia (Figura 8).

Le altre tre aree (Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano) mostrano andamenti molto simili tra loro con numeri relativamente bassi per i casi documentati (tranne Trento che é intorno ai 120), per i decessi (tutte inferiori ai 20 ogni tre giorni) e per il numero di ricoverati in terapia intensiva. In Friuli Venezia Giulia si e´ raggiunto un numero di tamponi superiore alla somma delle province di Trento e Bolzano.

Figura 6 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano
Figura 7 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano
Figura 8 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano
Figura 9 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano

Spostandoci verso occidente, la situazione per le regioni nord-occidentali continua ad essere estremamente disomogenea. Il Piemonte continua il suo lento rallentamento dei casi (Figura 10), registrando valori molto elevati, inferiori solo a quelli della Lombardia. Lo stesso discorso si applica al numero di decessi (Figura 11), con una media superiore ai 60/giorno. L’altro dato preoccupante é che il numero dei ricoverati in terapia intensiva é ancora alto (intorno a 200) ed ha una decrescita lenta (Figura 13). Speriamo in decisi miglioramenti nei giorni a venire. In questo caso l’aumento del numero dei tamponi (Figura 12) puó essere uno strumento utile per isolare i contagiati dai soggetti piú a rischio.

La Liguria ha una situazione non proprio ottimale, con numero di contagiati intorno a 350 ogni tre giorni (Figura 10). I segnali peró positivi arrivano dalla riduzione dei decessi (Figura 11) e del numero di ricoverati in terapia intensiva (Figura 13). Tra le regioni nord-occidentali, la Valle d’Aosta conferma invece una situazione decisamente migliore, con ormai pochissimi casi giornalieri e pochissimi decessi. Bene anche la situazione per i ricoverati in terapia intensiva: 4 al momento in cui scrivo.

Figura 10 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
Figura 11 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
Figura 12 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
Figura 13 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta

Spostandoci verso il centro Italia, é presente anche qui una situazione abbastanza disomogenea. Nello specifico tutte e tre le regioni (Toscana, Marche e Umbria) continuano una progressiva riduzione del numero di contagiati (Figura 14), ma su valori assoluti abbastanza diversi tra loro: la Toscana é intono ai 60 casi/giorno, le Marche intorno ai 40 casi/giorno e l’Umbria intorno ai 7 casi/giorno. E´ comunque rilevante quanto sia migliorata la situazione nelle Marche in questo periodo di lockdown, in cui lo scambio con le regioni limitrofe piú colpite dalla pandemia é stato limitato.

In generale, per queste tre regioni, si puó fare un analogo discorso per quanto riguarda i decessi (Figura 15), ma la Toscana mostra dei miglioramenti solo marginali rispetto alla settimana passata. Se si combina questo dato con quello dei ricoverati in terapia intensiva (Figura 17), la Toscana rimane sicuramente in una categoria di medio-rischio e l’esecuzione di numeri elevati di tamponi puo´essere di aiuto (Figura 16) per impedire ulteriori casi critici. Molto migliore é invece la situazione per Marche che, da questa settimana, idealmente rientra tra le regioni a minore rischio, in compagnia della giá presente Umbria.

Figura 14 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Toscana, Marche e Umbria
Figura 15 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Toscana, Marche e Umbria
Figura 16 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Toscana, Marche e Umbria
Figura 17 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Toscana, Marche e Umbria

Rimanendo in centro Italia ma spostandoci piú a sud, si registra una lieve diminuzione del numero dei contagiati per il Lazio, una decisa diminuzione per l’Abruzzo e una certa stabilitá per il Molise (Figura 18). É invece abbastanza anomalo l’andamento dei decessi degli ultimi tre giorni (Figura 19), che vede un incremento sia per Lazio che Abruzzo. É una situazione decisamente da monitorare anche alla luce del non ottimale numero di ricoverati in terapia intensiva in Lazio (Figura 21). Come per Piemonte e Toscana, un elevato numero di tamponi (Figura 20) potrebbe essere di aiuto a prevenire ulteriore criticitá.

Figura 18 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Lazio, Abruzzo e Molise
Figura 19 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Lazio, Abruzzo e Molise
Figura 20 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Lazio, Abruzzo e Molise
Figura 21 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Lazio, Abruzzo e Molise

Spostando l’analisi alle regioni meridionali, la Puglia rimane la regione con la situazione meno ottimale rispetto alle altre (Figura 22), ma i valori assoluti sono comunque diminuiti, e questo permette di farla rientrare tra quelle a minor rischio. La Campania, che ha un maggior numero di tamponi della Puglia (Figura 24), ha mantenuto nell’ultima settimana valori bassi di contagi (25/giorno) e decessi (Figura 23), confermando una valutazione di basso rischio per i giorni a venire. Molto positivi gli andamenti di Calabria e Basilicata.

Per tutte e quttro le regioni, il numero assoluto dei ricoverati in terapia intensiva (Figura 25) é sicuramente un parametro confortante.

Figura 22 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata
Figura 23 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata
Figura 24 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata
Figura 25 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata

Gli ultimi quattro grafici (da Figura 26 a Figura 29), si riferiscono agli andamenti per le isole:  Sicilia e Sardegna. Rispetto allo scorso fine settimana, non ci sono notevoli variazioni sugli andamenti giá analizzati, e la situazione la si puó considerare decisamente sotto controllo e a basso rischio.

Figura 26 – Variazioni a tre giorni del numero di casi COVID-19 in Sicilia e Sardegna
Figura 27 – Variazioni a tre giorni del numero di decessi legati a COVID-19 in Sicilia e Sardegna
Figura 28 -Evoluzione temporale del numero totale di tamponi in Sicilia e Sardegna
Figura 29 -Evoluzione temporale del numero totale di ricoverati in terapia intensiva in Sicilia e Sardegna

Concludo con la solita tabella riassuntiva che traduce le precedenti considerazioni in tre livelli di rischio (alto, medio e basso) in caso di riduzione delle misure di lockdown. Rispetto alla settimana precedente le uniche variazioni riguardano lo spostamento della Puglia, che rientra tra le regioni a basso rischio, e delle Marche, anch’essa tra quelle a basso rischio. Le altre regioni hanno migliorato, ma non ancora in modo significativo da degradare la rispettiva valutazione di rischio.

Tabella 1 – Riassunto sulla valutazione di rischio a seguito di un allentamento delle misure restrittive, sulla base dei dati attuali

L’ultima considerazione riprende il pensiero espresso nei passati fine settimana: in attesa di raggiungere una omogeneitá di situazione (che non c’é ad oggi) a livello nazionale, un allentamento delle misure restrittive andrebbe fatto in maniera mirata a livello regionale e provinciale, e non in maniera omogenea. Inoltre, una sorta di limitazione dello spostamento interregionale dovrebbe essere presa sicuramente in considerazione, almeno per le prossime settimane. Ci sono tanti segnali positivi per poter davvero ripartire ma un approccio piú mirato e scaglionato per area territoriale sarebbe davvero auspicabile, molto piú che per tipologia di professione e attivitá (che andrebbe fatto successivamente solo per le aree piú a rischio).

Dal momento che cambieranno le condizioni al contorno ad inizio settimana prossima ed i cui effetti potranno essere visibili solo dopo una decina di giorni, questo é l’ultimo aggiornamento con cadenza regolare sulla situazione italiana da parte mia.

Andrea De Filippo

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A questa analisi aggiungo poi la tabella che fotografa la situazione delle varie regioni al 30 Aprile 2020: http://www.emigrantrailer.com/wp-content/uploads/2020/05/COVID19-ITA_Latest-Data_Emigrantrailer_2020.04.30.png

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