Black Lives Matter and sports

Credo che ormai tutti sappiano di cosa si tratti: é un movimento sociale e politico nato nel 2013 a seguito dell’assoluzione di George Zimmerman, che aveva sparato al diciassettenne afroamericano Trayvon Martin, uccidendolo (Black Lives Matter – Wikipedia).

Nel 2020 poi, dopo l’uccisione (omicidio) di George Flyod a Minneapolis da parte di 4 poliziotti, il movimento ha ripreso ad avere vigore con manifestazioni e proteste in diverse parti del mondo.

A supporto di questo movimento, ed in segno di protesta contro il razzismo verso le persone di colore, diversi sportivi hanno poi iniziato negli anni ad inginocchiarsi prima o durante eventi sportivi. Il primo esempio risale al 2016 durante una partita di NFL football americano.

LE POLEMICHE AD EURO2020

Nelle ultime settimane, durante l’Europeo di calcio, ci sono state diverse polemiche in merito all’atteggiamento di alcune squadre che non si sono inginocchiate prima del fischio iniziale delle partite. Non sto a fare l’elenco, tanto se n’é discusso. E ovviamente anche la nazionale italiana si é trovata al centro di queste polemiche.

Da una parte il partito dei “siete dei razzisti” e dall’altra il partito “ma sono giocatori, devono giocare a calcio”. E sulla scia di questi due postulati di base, via con i social a riempire le giornate e le settimane di gente pro o contro questo o quell’altro.

Personalmente non sto neanche a discutere sulla bontá e l’importanza del movimento Black Lives Matter (BLM).

Credo sia sempre importante la presenza di un movimento a difendere o salvaguardare i diritti di un determinato gruppo di persone.

E credo anche che sia chiaro il mio punto di vista fatto di sostegno all’inclusione, creazione di “ponti” e non barriere, ed ovviamente antirazzista.

Lo voglio specificare per chi non mi conoscesse e non avesse avuto modo di leggere precedenti riflessioni o la motivazione di base del mio blog/sito.

Ma sono soprattutto contro qualsiasi forma di violenza.

Ed é da qui che parte la mia riflessione sul legame del BLM con gli eventi sportivi in generale e piú specificatamente sugli episodi di Euro 2020.

LE LACUNE DELL’HASHTAG #BLACKLIVESMATTER

Indipendentemente dagli ultimi eventi ad Euro 2020 ho sempre pensato che l’hashtag fosse inappropriato e non corretto.

È nato contestualizzando un episodio (o piú) di violenza fatto dalla polizia verso persone di colore. L’obiettivo era mettere in luce un problema (ancora) attuale come il razzismo e la violenza di alcuni organi di polizia americana nei confronti di persone di colore.

Quindi a me il problema sembrava chiaro dal principio.

Peró invece cosa fa l’hashtag?

A mio avviso, mette in luce una differenza di colore “black lives” e porta le persone a concentrarsi sulla vittima, e non su chi causa il problema alle vittime.

Intendiamoci.

So benissimo che, qualunque sia l’argomento, “tira” a livello mediatico mettere in luce la vittima piú che il carnefice. Basta pensare alla cosiddetta “TV del dolore” che ha avuto tanto successo (che pena!) in questi anni, sfruttando e facendo sciacallaggio sulle vittime di un problema.

In tutti questi anni, nel caso specifico, mi sono sempre detto: “Diamine!! Il problema mica é il colore della pelle. Il problema mica sono le vittime. Ma perché non si mette costantemente in risalto il vero problema: la violenza razzista da parte degli organi di polizia!

É questo il vero problema. Spostiamo lí il focus. Facciamolo giornalmente. Mettiamo sotto i rifettori e sotto pressione chi ha abusato del proprio ruolo per fare violenza. É l’unica strada per avere giustizia e cambiare qualcosa.

L’hashtag scelto non ha fatto del bene alla missione del movimento.

Ora, pur non amando molto gli hashtag, ne comprendo peró l’efficacia sulle piattaforme sociali.

Quale sarebbe stata l’alternativa?

Io avrei preferito qualcosa del tipo #stopviolencebypolice (o simili), perché per me sono sullo stesso piano tutte le persone vittime di violenza (indipendentemente dal fatto che siano bianche, nere, gialle, rosse, verdi, viola) e perché il vero problema é l’abuso di potere da parti di alcuni organi militari (come la polizia in USA).

LA MANCANZA DI EMPATIA

La scelta poi dello specifico hashtag ha portato molti a distanziarsi piú che ad avvicinarsi a chi manifestava o protestava.

Ed é una riflessione confermata a leggere alcuni commenti sui social media in questi anni.

Li potrei riassumere cosí.

Da una parte un partito che reagisce infischiandose visto che la cosa non lo riguarda: “non sono di colore, non mi interessa”.

Dall’altre il partito di quelli che reagiscono dicendo: “ehi, ma anche noi subiamo aggressioni, ma nessuno ci prende in considerazione o ci supporta. Quindi perché dovremmo farlo per loro?”

Ecco. Avrei preferito (e tutt’ora preferirei) una maggiore “internazionalizzazione” del concetto del #blacklivesmatter, inteso come andare contro qualsiasi forma di violenza e soprattutto degli abusi a sfondo razziale.

Ma questo dovrebbe essere indipendentemente dal colore di chi la subisce. Altrimenti si corre il rischio di fare una discriminazione agli occhi di alcune persone.

Saró provocatorio e faccio la parte dell’avvocato del diavolo: perché non parte anche lo slogan #migrantslivesmatter o #sirianlivesmatter o #myanmarlivesmatter?

Insomma, nel mondo, esistono ancora purtroppo tantissimi episodi di violenza a sfondo razziale perpetrata da organi predisposti al controllo dell’ordine pubblico.

I just want to reiterate: not just black lives matter, all lives matterovvero “non solo hanno importanza le vite delle persone di colore, ma di tutte le persone”sono le parole di Philonise Floyd (il fratello di George) di qualche settimana fa ‘Not Just Black Lives Matter, All Lives Matter,’ Says George Floyd’s Brother After Chauvin Sentencing | The Daily Caller.

E non posso che essere d’accordo. Perché, se fosse stato allargato il concetto da subito, sono convinto che ci sarebbe stata maggiore partecipazione e forse un miglioramento delle reali condizioni.

I NUMERI NEGLI ULTIMI ANNI

E giá. Perché, con la presenza del movimento BLM, uno potrebbe pensare che in tutti questi anni qualcosa sia migliorato.

Purtroppo non é cosí.

A supporto riporto il grafico di Statista che mostra l’andamento dal 2017 al 2021 del numero di persone uccise dalla polizia in USA, suddivise per identitá razziale: bianchi, neri, ispanici, altro e non dichiarato • People shot to death by U.S. police, by race 2021 | Statista.

Numero di persone uccise dalla polizia in USA tra il 2017 e il 2021, divise per razza (fonte Statista) Statista_Numero-di-persone-uccise-dalla-polizia_2017_2021_Emigrantrailer.jpg (910×645).

Intanto guardando i grafici a barre si puó osservare come ci sia una sorta di stabilitá (il 2021 é da escludere perché parziale).

Insomma non si sono ridotte le morti. E questo indipendentemente dal colore della pelle.

Poi, l’altro aspetto di rilievo é che il numero di bianchi uccisi é due volte superiore ai neri e circa tre volte superiore agli ispanici.

Questo per ribadire il concetto che ho espresso prima: é un problema generale!

È mio parere che spostando il focus su chi causa il problema e allargando il perimetro di chi la subisce questa violenza, si pongano le basi per un concreto miglioramento delle cose.

Altrimenti continuiamo pure a fare “moralismo populista”, a riempire bacheche temporaneamente di hashtag che non servono a nulla, a mettere foto di profilo temporaneo per dire al mondo “Hey, io sono uno fico perché ci tengo agli altri” (davvero???).

Cortesemente, non prendiamoci per il culo.

Che cosa si é realmente fatto contro questi atti di violenza in questi 8 anni? Perché non é la polizia e il suo cattivo operato sotto la lente di ingrandimento quotidianamente?

Poniamoci queste domande.

E trasferiamole a chi deve garantire i diritti di ogni singolo cittadino. Peró evitiamo fuffa populista che non serve a nulla.

EURO 2020: MI INGINOCCHIO O NON MI INGINOCCHIO?

E qua vado alla polemica di qualche settimana ad Euro 2020.

La gente ha commentato in maniera dura e acida contro i giocatori che non si sono inginocchiati.

Ora, personalmente, e lo dico in modo chiaro, a me che tizio, caio o sempronio si inginocchiasse o meno, non poteva fregarmene molto.

E lo dico perché:

  • Se uno lo fa perché la Federazione lo costringe, il suo gesto non conta molto per me; 
  • Se uno lo fa perché altrimenti parte dei suoi “followers” non é contento, il suo gesto non conta molto per me;
  • Se uno lo fa perché i suoi sponsor gli suggeriscono che fa piú audience, il suo gesto non conta molto per me;
  • Se uno lo fa perché lo fanno gli altri, il suo gesto non conta molto per me.

Le cose si fanno perché ci si crede davvero. E non per fare scena.

E qui uno dei commenti piú tristemente ironici o ironicamente tristi (fate voi) che ho letto sui vari media e social é stato piú o meno cosí: “si, dai, ma i giocatori devono dare il buon esempio. Funziona cosí: i personaggi famosi hanno un seguito enorme e quindi devono farsi portavoce di questi messaggi”.

Ripetendo nuovamente la validitá e la bontá di difendere qualsiasi messaggio a supporto di chi subisce una violenza, io credo che la societá attuale sia messa davvero male se il “buon esempio” debba arrivare da questo o quel calciatore milionario, magari sponsorizzato da aziende che poi sfruttano, attraverso catene produttive con vari passaggi intermedi, la manodopera giovanile per produrre una maglia, una scarpetta o un pallone di calcio.

Se davvero tutti, anche quelli con un minimo di cultura, pensano che tutto debba passare tramite la voce dell’influencer di turno, allora siamo una societá davvero allo sbando, senza piú coscienza dei veri riferimenti.

QUALI SONO I RIFERIMENTI?

Nella mia visione classica e un pó ideale, i veri riferimenti dovrebbero essere i miei genitori, la mia famiglia, quelli che mi circondano giornalmente e che dovrebbero “guidarmi” in un percorso educativo corretto. Non certamente un tizio che corre appresso ad un pallone o un altro che fa video su Instagram o TikTok.

E ovviamente staró a sentire chiunque avesse un’opinione diversa e mi dicesse: “eh, ma devi adeguarti alla societá attuale. Funziona cosí oramai”.

Ma non chiedetemi di avere come riferimento di vita tizio, caio o sempronio che fa il calciatore, il giocatore o l’ultra-runner (neanche Killian Jornet é il mio riferimento di vita, pur andandoci quasi vicino) o l’influencer. Perché difficilmente cambio idea su questa cosa.

Insomma, sugli episodi legati all’Europeo, é stata una vicenda in cui ho visto piú giustizialismo (da entrambe le fazioni) guidato dall’umore dell’influencer di riferimento, che un’analisi ponderata di quello che stava accadendo e della sua reale importanza educativa.

Sapete cosa avrebbe dato davvero valore al movimento BLM e al suo messaggio?

Nel mio modesto parere sarebbe stato di gran lunga piú importante che ad inginocchiarsi fossero stati tutti i poliziotti presenti negli stadi e i politici presenti in tribuna.

Quello sarebbe stato un messaggio forte. Perché loro rappresentano le istituzioni che devono garantire i diritti, la sicurezza e il rispetto della libertá di ogni singolo cittadino.

Nessuno che ne abbia fatto menzione.

CONCLUSIONE

Sulla questione in generale del #blacklivesmatter mi auguro che gli stessi che lo supportano in maniera attiva e viva, tramite hashtag, magliette e quant’altro, inizino a fare lo stesso per ogni forma di violenza di cui sono vittime tante altre persone.

Altrimenti potrebbe apparire come un atteggiamento piú mediatico e populista che veramente sentito nell’animo.

Insomma evitiamo ipocrisie “acchiappalikes”.

Mi auguro inoltre che chi segue questo o quell’influencer, inizi a farsi una propria opinione sulla questione. E a concentrarsi piú sul vero problema (la violenza di alcune forze dell’ordine) indipendentemente da quello che fa o dice il suo influencer di turno (in Italia ne abbiamo alcuni, seguitissimi, che onestamente fanno cagare per quanto sono vuoti di contenuti).

Chiudo con questa osservazione.

In questi giorni ci sono le Olimpiadi (Olympics | Olympic Games, Medals, Results & Latest News).

Quindi un palcoscenico sportivo ancor piú vasto di Euro 2020.

A memoria non ho visto né squadre né atleti inginocchiarsi, né tantomeno influencers o politici “indignarsi”.

Mi deve essere sfuggito il fatto che, nelle ultime tre settimane, il problema sia stato magicamente risolto.

Statemi bene.

Andrea De Filippo

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ARGOMENTI O ARTICOLI ANALOGHI

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