DPCM Natale 2020 e italiani all’estero

Ho aspettato di leggere la versione definitiva del DPCM “Natale 2020” prima di elaborare qualche riflessione. Ne avrei tante, ma quella di oggi riguarda gli italiani residenti all’estero. Ed in particolare le conseguenze di essere un “emigrante” in questo periodo. Lo scrivo da diretto interessato.

Per chi si muove dall’estero verso il territorio nazionale italiano, in aggiunta a tutte le altre regole imposte per chi vive o si muove entro il territorio italiano (da Articolo 1 a Articolo 5) dal 21 Dicembre al 6 Gennaio 2021, ci sono ovviamente ulteriori vincoli. Questi sono riportati nell’ Articolo 6, 7 e 8 dell’ ultimo DPCM.

L’ulteriore documento importante per chi viaggia dall’estero é l’Allegato numero 20 dove sono classificati gli stati per diversa categoria di rischio.

Ho provato a semplificare l’ articolo 6, l’articolo 7 e l’allegato 20 in forma grafica. La semplificazione dell’articolo 8 non é stata possibile: consiglio di leggerselo tutto!

DPCM Natale 2020: Articolo 6 illustrato in forma grafica (DPCM_Natale-2020_Art-6_Emigrantrailer.png (1228×684))
DPCM Natale 2020: Articolo 7 illustrato in forma grafica (DPCM_Natale-2020_Art-7_Emigrantrailer.png (1211×680))
DPCM Natale 2020: Allegato 20 con elenco nazioni (DPCM_Natale-2020_Allegato20_Emigrantrailer.png (1235×680)

Quali sono le conseguenze?

Beh, almeno per me, é ovvio: resteró in Germania fin quando le restrizioni saranno attive.

La motivazione é molto semplice.

Se viaggio dalla Germania all’Italia, sono vincolato a stare 14 giorni presso il domicilio di uno dei miei familiari. Quando poi ritorno dall’Italia alla Germania, dovrei fare ulteriore periodo di quarantena presso la mia residenza tedesca (per le regole vigenti in Germania). Insomma, passerei un mese chiuso in una casa. E non é proprio il massimo. Quindi, se resto in Germania, ho almeno la possibilitá di spostarmi e di andare a zonzo da solo per boschi e montagne, senza alcuna limitazione.

Mi fa piacere questo? No, ovviamente no.

Mi mancherá certamente la possibilitá di vedere la mia famiglia e i miei amici. Mio padre non lo vedo da Agosto 2019: mi avrebbe fatto piacere vederlo anche solo a distanza di un metro.

Ma, visto l’ultimo decreto, avrei dovuto fare anche una scelta tra familiari e/o amici.

Infatti, mio padre e mia madre vivono in Campania, in due province e due comuni differenti. Mio fratello e mia sorella vivono in provincia di Treviso, ma in due comuni differenti. I miei migliori amici sono sparsi tra Torino e provincia, Aosta e provincia, Caserta e provincia, Napoli e provincia e in tante altre zone. Insomma non potendomi neanche spostare tra comuni, avrei dovuto tirare a sorte e scegliere tra uno di loro. Onestamente di mio faccio scelte (recentemente una molto difficile e dolorosa), ma non mi va l’imposizione, da parte di altri, di una scelta, soprattutto in tema di affetti.

Quindi, a malincuore, scelgo di restare qui in Germania.

Peró non posso negare che tutta questa faccenda, la modalitá di gestione, l’assenza di un piano per “attaccare” il virus e non subirlo, il procrastinarsi di azioni per migliorare strutture e situazioni per imparare a convivere con il virus, da un lato mi lascia basito e, dall’altro, sta mettendo a dura prova la mia proverbiale pazienza e calma.

Capisco tutte le argomentazioni che leggo a destra e a sinistra in difesa di questo o quel decreto, ma io tuttora non ho letto uno straccio di programma (con aggiornamento settimanale) su come si stanno migliorando le strutture ospedaliere, su quanti medici o infermieri sono stati assunti, su quanti ne verranno assunti nelle settimane a venire, su quanti dispositivi per la terapia intensiva sono stati acquistati. E´quello che vorrei vedere dal Primo Ministro, dai suoi Ministri e dai vari Leader politici. Tutto il resto é fuffa, perché abbiamo imparato (si spera) che il nodo cruciale di questa pandemia sta proprio nella capacitá reattiva delle strutture ospedaliere (Covid-19 deaths and pandemic preparedness plans | EmigranTrailer).

La domanda che mi pongo ogni giorno é: ma si sta davvero lavorando in quella direzione? O stanno tutti davvero aspettando il vaccino? No, perché se é cosí, siamo messi molto peggio di quanto si possa credere.

Mi spiego meglio.

Nel mio piccolo, giornalmente sono chiamato a rispondere alla mia azienda con delle soluzioni, bilanciando costi, efficienza e risultati. Non é un lavoro facile, ma devo portare al tavolo della discussione piú opzioni. Una sola opzione non é contemplabile (e ci mancherebbe!). Ed onestamente sarei stato giá licenziato se avessi proposto come unica soluzione “chiudiamo tutto e aspettiamo il vaccino”.

L’ho scritto mesi fa e lo riconfermo (con frustrazione perché stiamo allo stesso punto): é un errore madornale restare fermi su questo approccio (Covid-19, fattori di contagio e nuovo DPCM | EmigranTrailer). È da inconscienti, irresponsabili e impreparati.  Non sappiamo neanche se e quando il vaccino sará realmente efficace. Quindi non puó, e non deve, essere l’unica soluzione.

La mia frustazione nasce anche dal fatto che sono un uomo che ama i “ponti” e le “connessioni”; e che invece odia i “muri” e le “barriere”. Queste continue chiusure non stanno facendo bene a livello sociale e possono portare a conseguenze molto piú gravi di quelle del virus. In questi mesi, sui vari social, ho visto crescere sempre piú in maniera esponenziale il partito dei “NOI” e il partito dei “VOI” con un continuo utilizzo di parole ed espressioni intrise di astio, odio, cattiveria, rabbia, violenza. E tutto questo si é generato sia per le eventuali restrizioni, sia per la modalitá con cui queste sono state spiegate o non spiegate. Ed ovviamente i vari partiti populisti hanno cavalcato e fomentato le rispettive fazioni.

Ecco, da chi gestisce e amministra la “cosa pubblica”, mi aspetto quantomeno dichiarazioni con un filo di logica, in modo da non alimentare le fazioni populiste. Non posso sentire il ministro Speranza che giustifica la chiusura degli impianti dicendo “il problema non sono gli impianti, ma le situazioni di socialità che inevitabilmente verrebbero a crearsi”. È una affermazione poco coerente con tutto il resto del decreto, in cui in altri luoghi di evidente situazione di socialitá (luoghi di culto, accesso ai centri commerciali o parchi pubblici), le regole sono diverse, e si consente la sua esecuzione purché si rispettino delle norme. Perché non si applica lo stesso criterio alle localitá montane? Ci sono ristoranti, baite e trasporti e si sono attrezzati parimenti per garantire distanziamento sociale e contagi. Perché penalizzarli? Perché penalizzare chi non usa gli impianti per vivere la montagna in inverno (e solitamente chi lo fa, é da solo o in un numero limitato di persone come quando passeggi in un parco). E´questa l’incoerenza che dá fastidio. Non é la restrizione in sé. È avere metriche di giudizio disparate a seconda magari di chi ha piú peso (immagino che la Chiesa abbia un peso elettorale maggiore delle Comunitá Montane). Sarebbe stato piú onesto dire: “chiudiamo gli impianti perché, in questi mesi, non siamo stati in grado di organizzare in maniera adeguata il gisuto coordinamento tra governo centrale e comunitá locali per garantire la sicurezza necessaria“.

Comunque lasciamo stare perché altrimenti poi devo pure rispondere a tono a chi replica “ma che fai? Pensi alla settimana bianca?”, senza aver manco compreso un decimo di quello che ho scritto.

Sto andando per le lunghe. Quindi meglio chiudere con la riflessione sulle conseguenze di essere un emigrante in questo periodo.

Non é facile. Non é assolutamente facile. In generale la questione é ancora piú complicata perché, se si vuole tornare anche solo per un giorno nei posti cari, si devono necessariamente programmare gli spostamenti verso l’Italia. Non si puó sempre decidere all’ultimo minuto: é una questione pratica. In questo momento é una missione impossibile con le condizioni imposte dall’ultimo decreto.

E in questo contesto mi sono chiesto spesso chiesto se, e quanto, l’ attuale governo e la relativa opposizione, ma anche tutti gli altri cittadini italiani (compresi i vari leoni o le pecore da tastiera), nelle loro discussioni in tema di Covid-19, tengano in conto di questa popolazione di italiani.

Ci avete mai pensato? Avete una vaga idea di quanti siano questi italiani.

Parliamo di piú di 5 milioni di italiani.

Ovvero parliamo di un numero di persone che rappresenta quasi il 10% della popolazione italiana.

E chi sono queste persone? Sono persone “distanti” dalla vita italiana?

Non credo.

Sono persone che contribuiscono alle votazioni in tema referendario e parlamentare a livello europeo.

Sono persone che spesso contribuiscono a tenere alto il prestigio e il nome dell’eccellenza italiana all’estero.

Sono  persone che spesso ricoprono cariche universitarie in prestigiosi atenei internazionali.

Sono  persone che spesso sono tra i ricercatori piú in gamba a livello internazionale.

Sono persone che spesso ricoprono ruoli rilevanti in aziende internazionali.

Sono persone che con le attivitá nella ristorazione, nella moda e in tanti altri settori mantegono alto il “made in Italy”, cercando di competere con chi utilizza il marchio “Italia” senza averne il diritto.

Sono persone che con le loro attivitá nell’edilizia o nei servizi portano il contributo italiano al miglioramento delle condizioni in paesi stranieri.

Sono persone che con il loro attivismo nel sociale mantegono ancora viva la fiammella dell’ Italia e degli italiani come popolo “accogliente e umanitario”.

Sono persone che sono una “bella” vetrina dell’Italia all’estero. Molto meglio di un Di Maio di turno, totalmente assente come Ministro degli Esteri. Molto meglio di un Salvini di turno, totalmente inadeguato per essere deputato del Parlamento Europeo (dove non é comunque quasi mai presente). Molto meglio di un Berlusconi di turno, che magari fa le corna durante una foto ufficiale (solo per citare uno degli esempi che poi fanno tradurre agli stranieri l’equazione Italia=barzelletta). Se gli interessati si offendono, sottolineo che cito solo la realtá, vivendo all’estero e sentendo i commenti che arrivano da chi non é italiano. E li invito a venire qua di persona cosí lo sentono con le loro orecchie. E potrei comunque citare tanti altri nomi.

Sono persone che amano l’Italia, l’essere italiani, e contemporaneamente che provano ad integrarsi nel paese che li ospita, trovando il giusto bilancio tra apportare il proprio essere “italiano” e l’apprendere dal posto in cui ci si trova.

E sono tante altre persone che sono emigrate all’ estero per scelta o per necessitá.

E lo hanno fatto magari con delle rinunce e con sofferenza, lasciandosi alle spalle famiglia, amici, luoghi cari, e cosí via.

E sono persone che ogni anno provano a ritagliare dei brevi momenti per ritornare in Italia, per non perdere il necessario contatto con la terra madre e natía.

Ecco.  Parliamo di tutto questo.

Magari interessa poco ai circa 60 milioni di residenti sul territorio italiano, ma ci tenevo a scriverlo.

Cosí come ci tengo ad augurarvi Buon Natale e Buon Anno a tutti!

Ci vediamo (si spera) nel 2021.

Andrea De Filippo

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Altri articoli e analisi su COVID-19 al link: COVID-19 (Corona Virus) | EmigranTrailer

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