CORONA VIRUS (COVID-19): Quanto é davvero critica la situazione in Italia?

In queste ultime ore mi sono imbattuto in diversi articoli o video in cui si afferma che “scomparirá con la primavera”, “i decessi sono inferiori a quelli della normale influenza”, “la situazione non é cosí grave come la dipingono”, etc. etc.

Al tempo stesso ho notato l´evoluzione di diverse fazioni, e qui ne cito alcune:

  • una che rispetta i protocolli di prevenzione perché il governo emana decreti dalla mattina alla sera;
  • una che non si fa prendere dal panico e rispetta i protocolli di prevenzione perché, nel dubbio, si dovrebbe agire con senso di dovere e rispetto per chi magari é piú debole fisicamente;
  • una che se ne sbatte completamente e fa come se nulla fosse;
  • una che se ne sbatte completamente, fa come se nulla fosse e si incazza pure con quelli che rispettano i protocolli di prevenzione.

Sicuramente uno degli insegnamenti piú grandi che trarremo da questa brutta esperienza sará quello legato alle reazioni sociali.

Peró, da tutta questa vicenda, mi auguro che ci sia un altro insegnamento: imparare a “leggere” le informazioni attraverso un approccio critico, andando a supportare pareri e/o opinioni con dati, le cui fonti siano sempre tracciabili e riscontrabili.

É un insegnamento ben noto a chi ha fatto o fa ricerca scientifica; é un po´meno noto a quella stragrande maggioranza di persone che si “documenta” attraverso talk show o programmi serali di intrattenimento.

Quanto é davvero critica la situazione in Italia?

Pertanto, come rispondere alla domanda “quanto é davvero critica la situazione in Italia?”. E come verificare le affermazioni fatte all´esordio di questo articolo?

Ci provo riportando ancora una volta grafici o tabelle basate su numeri ufficiali. Alla prima domanda provo a rispondere facendo un confronto dei casi attualmente registrati (Figura 1), dei decessi (Figura 2) e della percentuale di decessi (Figura 3) in funzione dei casi registrati, facendo un parallelismo tra COVID-19 e SARS , una specie di coranvirus che aveva creato enorme preoccupazione tra Novembre 2002 e Agosto 2003 a causa dell´elevato tasso di mortalitá. La fonte di questi dati é sempre la stessa che sto adoperando per questi dati sulla salute pubblica a livello mondiale: World Health Organization, (https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports) e (https://www.who.int/csr/sars/country/en/).

Sull´asse orizzontale di tutti e tre le figure ho riportato il numero di giorni intercorsi dalla prima ufficiale documentazione o rapporto dei virus.

Figura 1 – Numero di casi documentati per COVID-19 nel mondo (asse verticale di sinistra, curva arancio a livello mondiale, curva verde in Italia) e per la SARS (asse verticale di destra, curva blu a livello mondiale). L´asse orizzontale riporta i giorni dal primo caso comunicato.

Osservando la Figura 1, la prima cosa che si puó rilevare é la rapiditá del COVID-19 rispetto alla SARS (confronto della curva arancione rispetto alla curva blu), a livello globale. I dati del COVID-19 (asse verticale di sinistra) sono enormemente piú elevati rispetto alla SARS (asse verticale di destra).

L´altra cosa che si puó osservare é che i numeri della SARS si sono in qualche modo attenuati o stabilizzati dopo circa 200 giorni.

Per il COVID-19 siamo ancora sotto i 100 giorni dalla prima documentazione ufficiale (31 Dicembre 2019) e a livello di casi documentati stiamo a piú di 300000 casi, contro i circa 8500 casi della SARS.

Giá solo questo grafico dovrebbe far capire la severitá della situazione.

Figura 2 – Numero di decessi documentati per COVID-19 nel mondo (asse verticale di sinistra, curva arancio a livello mondiale, curva verde in Italia) e per la SARS (asse verticale di destra, curva blu a livello mondiale). L´asse orizzontale riporta i giorni dal primo caso comunicato.

Passando alla Figura 2, e facendo ragionamenti analoghi, abbiamo un numero di decessi a livello mondiale che é circa 50 volte superiore a quello della SARS, ad emergenza conclusa.

Anche questo grafico dovrebbe supportare la corretta comprensione della severitá della situazione.

Figura 3 – Percentuale di decessi documentati per COVID-19 nel mondo (asse verticale di sinistra, curva arancio a livello mondiale, curva verde in Italia) e per la SARS (asse verticale di destra, curva blu a livello mondiale). L´asse orizzontale riporta i giorni dal primo caso comunicato.

L´ultimo grafico in Figura 3 é relativo alla percentuale di decessi rispetto ai casi documentati. Ho giá discusso in altri post che la percentuale é sempre un risultato ambiguo quando non si ha un numero consolidato, soprattutto al denominatore (il numero reale di contaminati).

Assumendo per reali i numeri pubblicati ufficialmente (COVID-19/schede-riepilogative at master · pcm-dpc/COVID-19 · GitHub), si puó osservare la conferma di quanto viene detto in queste settimane: la mortalitá del COVID-19 (Curva arancione) é inferiore alla SARS (curva blu).

Si puó peró anche osservare che la curva del COVID-19 a livello mondiale é tutt´ora in crescita e la cosa non puó essere ignorata. Al tempo stesso, la curva in verde é l’attuale rappresentazione della situazione italiana. E non é una bella situazione.

A leggere alcuni articoli o discussioni sui social-media, davvero sembra non chiaro questo messaggio, soprattutto in Italia dove negli ultimi anni si é perso il giusto senso di rispetto verso la comunitá scientifica.

Confronto Italia e Cina

Ho voluto pertanto fare un altro parallelismo. Ho provato a confrontare l´evoluzione dei casi in Italia e in Cina a partire dai giorni in cui sono state dichiarate zone rosse le rispettive aree critiche: 10 Marzo per l´Italia e 24 Gennaio per la Cina (focus sulla cittá di Wuhan).

Figura 4 – Numero di casi documentati per COVID-19 in Cina (curva arancio), in Italia (curva verde) e in Lombardia (curva blu). L´asse orizzontale riporta i giorni dal primo giorno di “lockdown” per l´Italia (10 Marzo) e la Cina (24 Gennaio).

Il grafico di Figura 4 mostra come in ognuna  delle tre aree ci si stato un continuo aumento dei casi registrati. Direi un andamento non sorprendente perché l´esito di una misura restrittiva va valutata a lungo raggio. Interessante é osservare come la Lombardia (curva in blu) abbia effettivamente registrato un graduale rallentamento dei casi, ancor meno che la Cina (curva arancio) nello stesso periodo temporale. Diversa é invece la situazione dell´Italia che invece mostra un progressivo e continuo aumento dei casi, attribuibile ad una contaminazione antecedente al 10 Marzo e ad un protocollo di prevenzione non proprio rispettato da tutti gli abitanti (vedi spostamenti da Nord verso Sud Italia). Vedremo se nei prossimi quattordici giorni si osserverá un rallentamento. Lo spero.

Figura 5 – Numero di decessi documentati per COVID-19 in Cina (curva arancio), in Italia (curva verde) e in Lombardia (curva blu). L´asse orizzontale riporta i giorni dal primo giorno di “lockdown” per l´Italia (10 Marzo) e la Cina (24 Gennaio).

Il grafico di Figura 5 mostra invece un andamento molto diverso tra i decessi in Cina, in Italia e in Lombardia. L´incremento é in entrambi in casi molto maggiore di quanto registrato in Cina e sulle possibili cause che hanno determinato, e stanno determinando, questa situazione ho giá riportato in merito altri dati (http://www.emigrantrailer.com/2020/03/22/corona-virus-covid-19-summary-tables-to-understand-the-situation-in-different-nations-and-italian-regions/).

Figura 6 – Percentuale di decessi documentati per COVID-19 in Cina (curva arancio), in Italia (curva verde) e in Lombardia (curva blu). L´asse orizzontale riporta i giorni dal primo giorno di “lockdown” per l´Italia (10 Marzo) e la Cina (24 Gennaio).

Il grafico di Figura 6 é l´elaborazione dei dati giá presentati nelle due precedenti figure e mostra come appunto in Cina la percentuale sia stata  a lungo intorno al 2% (attualmente é al 4%). Una possibile spiegazione é l’immediatezza con cui sono state costruite nuove strutture di emergenza (in pochissimo tempo); il che ha dato l´opportunitá a medici e operatori sanitari di trattare piú pazienti critici allo stesso tempo. Situazione che, nelle primissime giornate della crisi italiane, non si é potuta replicare, vista l’enormitá dei casi critici. E come ben sappiamo, la Lombardia é quella che ha pagato e sta pagando il prezzo piú alto tra le diverse regioni italiane.

Insomma, al di lá di polemiche lette e rilette in questi giorni, sarebbe opportuno che ognuno si rendesse conto della situazione guardando e riguardando questi dati e chiedendosi se e quanto il singolo individuo puó fare per non aggravare lo scenario. Altresí altre regioni italiane e altri paesi dovrebbero approfittare degli insegnamenti cinesi e italiani per arrivare pronti a fronteggiare l´emergenza.

Decessi da Covid-19 e da influenza

L´ultima analisi che ho voluto fare riguarda le affermazioni del tipo: “scomparirá con la primavera” e “i decessi sono inferiori a quelli della normale influenza”.

Sul primo punto, non ho la risposta. Non c´é l´ha nessun medico o virologo, né tanto meno qualche ciarlatano e politico di turno. Quello che conosciamo di questo virus é che appartiene alla categoria dei corona virus, come lo era la SARS. Quest´ultima ha avuto visto il suo picco massimo dopo circa 200 giorni, e poi una graduale riduzione dei casi a fine Giugno/inizio Luglio del 2003 ovvero estate. Inoltre la SARS ebbe una diffusione molto piú limitata (una trentina di paesi), mentre il COVID-19 é giá diffuso in piú di 110 paesi. Fare previsioni é azzardato e praticamente impossibile senza uno studio scientifico accurato del virus. Sicuramente, l´azione individuale del rispetto dei protocolli di prevenzione puó aiutare a limitare la diffusione e l´eventuale incidenza negativa.

Sul secondo punto, ho preso in esame i dati ISTAT in merito ai decessi di morte, dal 2008 al 2017 (http://dati.istat.it/#). I dati del 2018, del 2019 e ovviamente  del 2020 non sono ancora disponibili.

Questi dati (riportati in Tabella 1) sono divisi per le seguenti categorie: influenza, polmonite, malattie croniche delle basse vie respiratorie (per esempio asma) e altre malattie del sistema respiratorio. I dati si riferiscono all´intero anno. Ho aggiunto ed indicato in giallo, l´attuale situazione per il COVID-19 aggiornata al 24/03/2020.

Tabella 1 – Decessi in Italia per malattie respiratorie tra il 2008 e il 2020.

Come si puó facilmente apprendere i decessi annuali per influenza sono 10 volte inferiori al numero di decessi attualmente raggiunto dal COVID-19 (“di” o “per” é un dibattito che non so quanto senso abbia, perché ogni singolo decesso puó avere concause).

Quindi affermazioni lette o sentite in questi giorni, non so davvero su quale fonte di dati si siano basate.  I decessi annuali di polmonite sono attualmente piú alti degli attuali legati al COVID-19: per onestá intellettuale il confronto va fatto a fine anno. Le altre due tipologie di malattie costituiscono la causa primaria in Italia. E di nuovo, il confronto con il COVID-19 va fatto a fine anno.

Quello che invece ho trovato utile nell´analizzare questi dati é che in dieci anni abbiamo avuto un generale aumento delle morti per problemi alle vie respiratorie.

Questo é un fattore molto indicativo della debolezza media della popolazione italiana rispetto all´insorgenza di problemi alle vie respiratorie. E potrebbe essere un ulteriore elemento per spiegare la mortalitá connessa al COVID-19.

In sintesi, l´ulteriore analisi dei dati italiani richiede un elevato livello di attenzione e un accurato rispetto dei protocolli di prevenzione se si vuol davvero cambiare l’attuale trend negativo.

Altre analisi su Covid-19 al link: COVID-19 (Corona Virus) | EmigranTrailer.

Andrea De Filippo

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ANDREA DE FILIPPO

3 thoughts on “CORONA VIRUS (COVID-19): Quanto é davvero critica la situazione in Italia?

  1. In aggiunta ad inquinamento atmosferico, obesita’, eta’ media ecc, un altro fattore che e’ stato recentemente suggerito (qui dove vivo io, in Norvegia) come possibile concausa dell’alta (se sara’ confermata, alla fine) letalita’ del COVID-19 in Italia e’ la presenza negli ospedali italiani (e spagnoli, peraltro) di batteri resistenti agli antibiotici. Caratteristica che distingue, spesso vistosamente, i paesi mediterranei da quelli dell’Europa del Nord. Cioe’, l’ipotesi secondo la quale un importante numero di pazienti ricoverati inizialmente per COVID-19, alla fine morirebbero a causa di polmoniti batteriche secondarie. Sarebbe interessante avere dei numeri a riguardo ma penso che non se ne parla prima di qualche mese o il tempo necessario per qualche studio clinico serio.

    1. Si, ho letto ieri in merito alcuni articoli e discussioni. Non abbiamo numeri per supportare questa teoria e onestamente ci vuole uno studio molto piú accurato e dettagliato analizzando caso per caso. Correlato con questo aspetto c´é la spesa medica pro-capite annuale per ogni paese. E qualche giorno fa avevo pubblicato i numeri per le diverse nazioni. Italia e Spagna sono sicuramente a valori inferiori ad altri paesi europei, tipo Germania e Francia e Norvegia. Ma in valore assoluto non sono numeri cosí negativi. Sicuramente, quando tutto sará finito, mi aspetto studio accurati dell´ISS o WHO in merito alle concause dei decessi per e con COVID-19.

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